Prima della pausa estiva ho cercato di ricostruire la vicenda che ha condotto all’editto del 29 luglio, addebitando buona parte della paternità di quel disastro politico agli “ex colonnelli”. Successivamente ci fu lo “show down” degli stessi, che tradendo in maniera definitiva la propria storia politica, scelsero di seguire Berlusconi e non Fini. L’ultimo tassello di questa ricostruzione, oggi confermata ed avvalorata dall’intervento del Presidente Fini a Mirabello, è stato incasellato ieri sera nella riunione di Arcore.
Dopo l’atteso discorso del “co-fondatore eretico”, che in definitiva ha confermato la sua volontà di restare nel centro-destra, a sostegno del governo Berlusconi, seppur in una posizione di critica costruttiva basata su proposte politiche chiare ed inequivocabili, i nodi sono venuti al pettine. Umberto Bossi, senza indugio, ha fatto la sua mossa: “ora basta, adesso al voto”. Il Presidente del Consiglio e tutti gli “ufficiali di complemento” hanno assistito inermi alla sopraffazione dell’unico alleato rimastogli, che, con la solita scaltrezza politica, gli ha messi spalle al muro. Chapeau!
L’unico “coup de théâtre” che il Cavaliere è riuscito a mettere in campo, in questa occasione, è stato il maldestro tentativo di chiedere al Presidente della Repubblica il licenziamento in tronco del Presidente della Camera. Ovviamente, nella sua concezione padronale, dopo aver capito che la terza carica dello Stato non è alle sue dipendenze, ha immaginato che tale rapporto potesse esistere con Napolitano, che rappresenta la carica istituzionale dello Stato più alta.
Lo scacco di Bossi a Berlusconi e a quel che resta del PdL dimostra, senza tema di smentita, che nel tentativo di eliminare il socio scomodo, il partito di maggioranza relativa ha consegnato all’alleato nordista il comando della coalizione.
Fortunatamente la corsa forsennata alle elezioni dei leghisti, che potrebbe determinare un rafforzamento elettorale della Lega Nord ai danni della corte berlusconiana, può essere ancora fermata. Bisogna fermare le pulsioni egoistiche e totalitarie per ritornare alla centralità della politica. Solo grazie all’arte alta e nobile, di cui ha parlato Gianfranco Fini a Mirabello, sarà possibile evitare che il più grande partito del Popolo Italiano passi alla storia come il più grande trampolino di lancio per le ambizioni espansionistiche di Bossi e compagni.
In caso contrario lo scacco al re diventerà scacco matto.
Devo confessare che non ce l’ho fatta a non sorridere alle parole pronunciate da Bossi all’uscita della reggia di Arcore. No, non ce l’ho fatta perché, ancora una volta, il leader leghista d’intesa con il Presidente del Consiglio hanno preso per il naso i propri elettori e gli elettori tutti del centro destra. Insomma, hanno mentito sapendo di mentire. Berlusconi, conscio del pericolo che correrebbe andando a quelle elezioni anticipate richieste con forza dalla Lega (pronta a gettarsi sul cadavere del Pdl che non c’è più), ha stoppato per la seconda volta il ministro delle riforme e alla fin, entrambi, forse per non fare una figuraccia nei confronti dei falchi, gli ex colonnelli di An e i post comunisti presenti in massa nelle fila degli ex forzisti, si inventano una strada che non c’è.
Un po’ Peter Pan un po’ Don Chichiotte tirano fuori dal cilindro magico una ascesa al Colle, ma non per andare a meditare sulle vette, bensì per farsi dire un totesco (o tottesco fate voi) “ma mi faccia il piacere” alla luce di un intervento istituzionale impossibile per cacciare Gianfranco Fini dalla Presidenza della Camera.
Insomma una sorta di “facimme a ‘mmuina” in salsa padana.
Va bene che la politica è compromesso ma così si vuole prendere per il naso, per non dire qualche altra cosa, gli elettori e gli italiani tutti. E se così non fosse vorrebbe dire che abbiamo ministri e Presidenti del Consiglio che non conoscono le regole del gioco, il che è ben più grave.
Nessuno, nemmeno il Presidente della Repubblica, può mettere mano su una carica istituzionale come quella del presidente della Camera. E nemmeno su quella del Senato, perché espressione di un voto delle due assemblee parlamentari che sono sovrane e a loro volta espressione del voto popolare non certo dei partiti. Almeno stando alla teoria (una teoria di fatto sconfessata da una legge elettorale che è un vero schifo).
Appare quindi chiaro che Berlusconi non ha nessuna intenzione di andare a un voto che lo vedrebbe, nella migliore delle ipotesi, prigioniero ed ostaggio dei leghisti. Meglio, molto meglio, un patto di legislatura con Futuro e libertà che a questo punto irrompe prepotentemente sulla scena politica italiana andando a tagliare quel nodo scorsoio che pian piano Bossi ed i suoi stavano facendo scorrere attorno al collo di questa Italia che si appresta a festeggiare i suoi 150 anni di unità nazionale.
Dopo Mirabello il segnale lanciato è chiaro, anche a coloro che fanno finta di non aver capito o di essere sordi. Nessun rallentamento, si va avanti. Il partito verrà ben prima di quanto taluni si aspettano, così come il patto di legislatura. Non è paura di perdere la poltrona, perché quella ce l’hanno molto amici che sono rimasti nel Pdl e si dicono berlusconiani convinti. Sanno che andando al voto potrebbero non tornare in parlamento. Questo perché sono fedeli, e soprattutto, si fidano del loro nuovo generale. E qui un nuovo “ ma mi faccia il piacere”, ci sta tutto.
Per altri la nascita di un partito come Futuro e Libertà, un partito di destra moderna, proiettato nel futuro, sarebbe una vera iattura. Se non fosse altro perché Gianfranco Fini, criticabile quanto si vuole, è un catalizzatore di voti e lo dimostrano le migliaia di adesioni di questi mesi e soprattutto da domenica scorsa. Adesioni che arrivano anche dai molti che abbandonano le piccole formazioni di destra, nate in questi anni, ma che non sono state in grado di crescere e soprattutto di dare prospettive e futuro perché, alla fin fine, non sono altro che orticelli personali costruiti ad immagine e somiglianza del ducetto di turno. Un male che ha sempre prosperato nella destra italiana fina dalla notte dei tempi.
Una nuova sfida, dunque, è stata lanciata. In molti l’abbiamo raccolta. Così com’è nel nostro stile.
Abbiamo qualche amico anche a Palazzo Grazioli. E qualche uccellino lì intorno. Che ci hanno rivelato una notizia interessante. Sventati i pullman degli squadristi, grazie alla nostra denuncia, alla testimonianza di Vitale Mattera e chi più ne ha più ne metta, hanno ben pensato nel palazzo romano di immaginare un’altra forma di contestazione nei confronti del Presidente della Camera che domani terrà il suo intervento in quel di Mirabello, all’interno della ormai famosa e attesissima Festa tricolore futuro e libertà.
L’idea era semplice, poco simpatica e nemmeno tanto nuova: esporre dei cartelli con su scritto ‘FINIamola’. Avevano anche fatto gli appositi sopralluoghi. Tutto pronto insomma, ma li abbiamo sgamati ancora una volta.
E quindi il gioco si ripete: siamo sicuri che avendo svelato l’intenzione, domani non avremo la sfortuna di assistere a questa manifestazione stupida e desolante. Altrimenti, conosciamo il mandante. O quanto meno il suo indirizzo.
Non posso fare a meno, caro Gianni, di cogliere positivamente alcuni aspetti delle tue dichiarazioni odierne, rilasciate al “Corriere della Sera”. In particolar trovo apprezzabile il punto in cui auspichi la sospensione dei noti provvedimenti disciplinari nei confronti di tre esponenti del nostro partito. O ancora quando – con l’onestà intellettuale che ti ha sempre contraddistinto in questi anni di comune appartenenza politica e ideale – ammetti che la linea politica del PdL non può essere dettata da due quotidiani – per quanto autorevoli punti di riferimento – come “Libero” e “Il Giornale”, così come del resto abbiamo sempre criticato l’uso che l’opposizione fà del suo principale organo di stampa, ovvero “La Repubblica”.
Tuttavia, pur apprezzando i tuoi tentativi di conciliazione, non posso non sottolineare come tu appaia molto meno convincente, quando sostieni che la legittimazione del comportamento di chi, come me, si è schierato con il Presidente Fini, debba passare attraverso il sostegno tout court e incondizionato al governo, facendo appello a logiche di carattere verticistico.
Ci tengo a rassicurarti sul fatto che (per quanto mi consta) tutti gli eletti in seno alla maggioranza sono – e saranno sempre – fedeli a quanto espresso nei punti programmatici concordati prima del successo elettorale.
Ed è proprio per questo che non posso sottrarmi dal chiederti, se nell’azione di sostegno al governo tu comprendi anche il dovere di avallare provvedimenti come il cosiddetto “processo breve”, che così come concepito rischia di essere più dannoso che utile per la Giustizia di questo Paese.
Inoltre: nelle tue parole ribadisci la tua vicinanza al premier “senza remore né rimpianti”. Ma, proprio in virtù della tua storia e della militanza che ci accomuna, ti senti davvero sereno nel condividere la stessa vicinanza e solidarietà di quanti utilizzano e sostengono il “metodo-Boffo”, da cui emergono peraltro interessanti spunti di riflessione sul nodo, mai sciolto, del conflitto d’interessi?
In tal caso comprenderai bene che avrei molto da eccepire…
No, caro Gianni, non c’è nulla di “pretestuoso” o di “fastidioso” nel sostenere quanto condiviso da una larghissima parte del nostro elettorato di riferimento.
Per il quale, a mio parere e vista l’entusiastica partecipazione della gente convenuta in questi giorni a Mirabello (e che tu conosci benissimo), non vi è necessità di legittimazione alcuna.
Con amicizia,
Claudio Barbaro
Vitale Mattera, militante del Pdl proveniente da An, è un impiegato di trentasei anni, padre di famiglia, napoletano verace. Ieri ha ricevuto una telefonata un po’ inattesa: qualcuno gli domandava di organizzare un pullman per andare a Mirabello, domenica…
Vitale, raccontaci tutto.
Faccio subito un passo indietro. Sono stato responsabile per molti anni del circolo di An di Soccavo. Alle elezioni provinciali dello scorso anno, dopo la confluenza di An nel Pdl, avevamo come candidato nel nostro collegio, il XIV, Francesca Pascale. Quindi, ovviamente, in quella campagna elettorale sono stato contattato per dare una mano alla Pascale. C’è stato quindi questo rapporto di collaborazione: il risultato è stato il successo di Francesca nelle elezioni provinciali del 2008. Ora, dopo un anno e mezzo, questa mattina ho ricevuto una telefonata da parte di Francesca. Mi chiedeva di organizzare un pullman di cinquanta ragazzi per andare a Mirabello, domenica…
E tu cosa hai pensato?
A fronte di quello che sta succedendo negli ultimi mesi, mi sono stupito… mi sono stupito perché ovviamente pensavo che il pullman fosse per Fini, fosse composto da sostenitori finiani: ma so che Francesca è una berlusconiana doc… quindi le ho chiesto a cosa servisse il pullman. Lei mi ha risposto che serviva esattamente per fischiare e contestare Fini nel momento del suo intervento. A quel punto sono rimasto davvero interdetto. Non credevo si potesse arrivare a tanto. Io ho sempre lavorato coi giovani, quindi era normale che per me fosse facile organizzare un pullman. Ma io organizzo pullman per le manifestazioni del Pdl, non pullman per le contestazioni di un leader del Pdl. Non mi sembra una cosa corretta, né una cosa politica. Quindi, naturalmente, non m’è piaciuta. Non ho aderito. E ho contattato Generazione Italia per avvisarli.
Hai ruoli istituzionali o partitici, attualmente?
Sono un semplice cittadino che fa politica sul territorio. Non ho nessun ruolo dirigente nel Pdl, non ho nessuna ragione o intenzione di screditare il partito.
Torniamo alla questione pullman. Era la Pascale, in prima persona, che stava organizzando il viaggio della contestazione a Mirabello?
En passant, la Pascale ha fatto il nome della Brambilla: ha detto che era la Brambilla che stava organizzando i pullman per Mirabello. E poi mi ha spiegato che preferiva fossi io, per la zona di Napoli Ovest, a prendere e organizzare i pullman, perché sapeva che ero in grado di farlo in poco tempo. Non siamo entrati troppo nello specifico… Mandare cinquanta ragazzi a Mirabello, così, a rischio che potessero poi incontrare problemi di ordine pubblico e via dicendo, mi sembrava davvero paradossale. Come avrei dovuto spiegargli la missione? Perché mai avrei dovuto farli partecipare a una cosa del genere? Noi ci occupiamo di problemi territoriali che riguardano la cittadinanza: problemi quotidiani, semplici e comuni. Io faccio volontariato sul territorio, tengo a ribadirlo.
Ti avviso che la Brambilla ha querelato Generazione Italia. Comunque, cosa hai risposto alla Pascale?
Le ho detto che le avrei fatto sapere. Ero sconcertato, volevo rifletterci. Ho meditato… non me la sento di mettermi in mezzo a queste cose, perché sono molto più grandi di me. Lei ha richiamato nel pomeriggio, non ho risposto. Invece ho chiamato un amico di Generazione Italia per avvisarlo. Dopo aver letto il caso sulle agenzie la Pascale mi ha scritto un sms ironico per congratularsi per il “tradimento”. Tradimento non capisco di cosa: io con lei ho condiviso una campagna elettorale di un mese e mezzo. Secondo me, contattarmi è stato un errore di valutazione da parte sua. Non è una politica esperta e ha fatto una telefonata che non era proprio il caso di fare. Ha fatto uno sbaglio di natura politica. Vengo da 13 anni di An: abbiamo sempre lavorato per la trasparenza, per la legalità. Le cose in cui credo non sono cambiate.
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Il Ministro Brambilla annuncia querele. Non può farci altro che piacere. Dimostreremo in un’Aula di Tribunale la veridicità del nostro articolo di ieri, con tanto di testimonianze, acquisendo i tabulati telefonici e tutto quanto servirà ad accertare la verità. Abbiamo fiducia nella Magistratura (almeno noi…) e crediamo nella verità. Non inventiamo falsi scoop e l’intervista di oggi di Vitale Mattera al “Secolo d’Italia” conferma la notizia che abbiamo dato ieri.
Se il Ministro Brambilla è davvero estranea alla vicenda, non dovrebbe denunciare noi di Generazione Italia – che ci siamo limitati a riportare un fatto – ma dovrebbe citare in Tribunale chi ha usato il suo nome per dare forza e credibilità a un’iniziativa patetica, eversiva e squadrista.
Quanto al resto della sua intervista (un po’ confusa…), confidiamo alla Brambilla una cosa: se fossimo stati “cattivi” per davvero, avendo saputo dell’iniziativa, l’avremmo fatta celebrare. V’immaginate il partito di maggioranza relativa che organizza una contestazione alla terza carica dello Stato? Avrebbero – gli amici del Pdl – fatto ridere il mondo. Oddio, forse non la Libia, nè la Russia, ma di sicuro avrebbe riso tutto il mondo occidentale.
Se mai servisse una conferma della deriva sinistrorsa/comunistoide del Pdl, ecco a voi (e a noi) l’ennesima conferma. Stamane riceviamo una telefonata: un nostro amico napoletano ci informa che è stato contattato da un consigliere provinciale del Pdl che gli ha fatto una richiesta particolare. “Stiamo organizzando con la Brambilla una contestazione a Fini quando parlerà a Mirabello. Riesci a riempirmi un pullman? E’ tutto a spese del partito”. Gli daranno anche il panino, in puro stile CGIL. E magari anche un libretto rosso con tutte le istruzioni per contestare il nemico del popolo…
Siamo davvero arrivati a un punto bassissimo: il Ministro del Turismo, invece di organizzare pullman di turisti stranieri alla volta della Provincia di Ferrara, nella magnifica Terra degli Estensi, perde tempo a organizzare pullman di squadristi della Libertà (?!?) per contestare la terza carica dello Stato. D’altronde, cosa potevamo attenderci da un Ministro del Turismo che trascorre le proprie vacanze in Francia?
Siamo alle comiche finali. E questa volta per davvero.
Essendo nell’aria le elezioni anticipate, si torna come sempre a parlare di legge elettorale. Come sempre, purtroppo, lo si fa in modo disorganico, al di fuori di un progetto unitario di assetto istituzionale, seguendo il filo di convinzioni di principio o – peggio – ricercando il proprio tornaconto politico. E’ chiaro che, così, non se ne farà nulla. Il problema principale è che gli oppositori del Porcellum sono divisi tra due ipotesi diametralmente opposte, il che purtroppo garantirà lunga vita all’attuale legge elettorale, certo fino alla fine della legislatura, anticipata o meno che sia.
Da un lato, sono tornati in campo i fautori dell’uninominale. L’appello trasversale, lanciato nei giorni scorsi, ha già raccolto numerose ed importanti adesioni, da parte di esponenti politici ed intellettuali di tutti gli schieramenti. Esso ha il merito di ricordare l’alternativa al variegato fronte che non fa mistero di puntare sul ritorno al sistema proporzionale (che poi significa solo eliminare il premio di maggioranza dal Porcellum, che ha già un impianto proporzionale).
Il limite dell’appello è che esso non fa distinzione tra turno unico e doppio turno: alcuni proponenti, a partire da Pannella, sono però da sempre fautori del turno unico che, nella forma classica del ‘first past the post’ è sotto esame anche in Inghilterra e in Italia sembra una camicia di forza calata su un sistema politico refrattario ad un bipolarismo maturo.
Peccato poi che i promotori abbiano confuso un po’ le acque, inserendo nell’appello un riferimento alla ‘laicità dello Stato’, che sarebbe favorita dall’uninominale, con un nesso che sfugge ai più (il Porcellum ha molti difetti, ma non certo quello di promuovere il clericalismo…).
Tutto ciò non esclude comunque che si possa raccogliere l’appello, sfrondandolo dagli elementi impropri, incanalandolo verso l’opzione del doppio turno – molto più adattabile al sistema politico italiano – legandovi un’altrettanto precisa scelta in merito alla forma di governo, il semi-presidenzialismo restando qui la prima scelta. Anche per rispondere all’obiezione di Quagliariello (l’unica plausibile venuta dal Pdl), che indica nella critica al Porcellum la volontà di negare la scelta diretta del Premier, attualmente possibile, ovvero un’ipotesi di ‘restaurazione’.
Tale critica si attaglia semmai all’altro fronte degli oppositori al Porcellum, costituito come detto dall’ampio schieramento dei nostalgici della proporzionale, da molti ‘centristi’ a D’Alema. Come il Porcellum nacque ed è tenuto in vita perché favorevole all’alleanza berlusconiana, così lo scopo neanche troppo nascosto dei fautori del ‘sistema tedesco’ è quello di rendere possibile un’operazione politica volta a liquidare il berlusconismo. Si tratta però, in ogni caso, di un doppio azzardo: in primo luogo, è noto che il ritorno al proporzionale è sgradito alla maggioranza degli italiani; in secondo luogo, voler chiudere la stagione della cosiddetta ‘Seconda Repubblica’ ritornando alla Prima (con un centro-sinistra adeguato ai tempi) rischia di essere un’operazione in perdita, che consentirebbe a Berlusconi di presentarsi ancora come un ‘innovatore’, di contro ai partigiani della vecchia politica. Laddove il punto debole del berlusconismo declinante sta proprio nelle promesse non mantenute di innovazione politica, nel tenerci ancora a metà del guado, in un terreno limaccioso ed ambiguo in cui i principi costituzionali e la nuova realtà politica emersa dal crollo della Prima Repubblica sono in tensione, con uno stato perenne di fibrillazione che il paese non può più permettersi.
Ecco allora profilarsi il difficile compito che grava sulle spalle di “Futuro e libertà”. In queste settimane di grande incertezza, il nuovo gruppo ha saputo conquistarsi un’evidente centralità politica, che deve ora capitalizzare, mostrando compattezza interna e articolando un progetto politico innovatore, attorno al quale cercare consensi ed impostare alleanze. Questo progetto non può essere né la restaurazione della Prima Repubblica (che neghi alla radice la novità comunque incarnata all’inizio da Berlusconi), né la conservazione dello status quo berlusconiano attuale (che di quella novità rappresenta la progressiva estenuazione).
“Futuro e libertà” – lo dice già il nome – non può certo guardare al passato. Deve piuttosto indicare al paese la strada per riprendere il cammino interrotto verso la Seconda Repubblica, in realtà mai nata. Il centro-destra, nella sua fase ascendente, elaborò un progetto di riforme istituzionali che aveva tre pilastri: Stato federale, repubblica presidenziale, democrazia maggioritaria. Di questi, a distanza di oltre quindici anni, solo il federalismo sta andando avanti, e in un senso la cui capacità di tenere unito il paese andrà verificata. Eppure, nelle sue linee generali, quel progetto resta l’ipotesi più coerente che sia emersa dalle macerie della Prima Repubblica, per ciò che attiene alle riforme istituzionali: il (semi)-presidenzialismo è il contrappeso necessario del federalismo e richiede in modo naturale un sistema elettorale maggioritario a doppio turno.
Tale progetto indica politicamente una continuità, da Alleanza Nazionale a Futuro e libertà, denunciando l’involuzione del berlusconismo e presentandosi come un suo superamento, ormai necessario. Questa proposta politica si rivolge in primo luogo a tutti coloro che hanno creduto nel berlusconismo, ma ne sono ormai delusi. Essa può tuttavia essere fatta propria anche da forze che con noi vogliano condividere questo grande progetto di modernizzazione, forse il solo capace di ridare ai cittadini fiducia nella politica e alla vita civile del nostro paese quello slancio che pare perduto.
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In questi torridi giorni di fine estate, c’è qualcosa di paradossale e stucchevole nelle parole di chi quotidianamente ci ricorda che “la nascita di un nuovo partito” sarebbe un tradimento dell’elettorato e qualcosa di insopportabile nelle melliflue rassicurazioni di qualche amico che ascrive, addirittura nella categoria della fantapolitica, la nascita di un nuovo soggetto attorno a Gianfranco Fini.
Agli uni e agli altri vorrei, ‘pacatamente e moderatamente’, replicare che non siamo stati noi ad espellere dal Pdl il suo cofondatore né io, Bocchino e Briguglio ad aver chiesto di essere cacciati per eccesso di legalità e antimafia. Non siamo stati noi a organizzare cricche e comitati d’affare con uomini privi di scrupoli e magistrati, funzionari infedeli, né siamo stati noi ad attaccare sistematicamente le Procure più esposte nelle indagini sui sistemi criminali. Non siamo stati noi a delegare alla Lega le politiche di integrazione e a Tremonti quelle economiche con buona pace dei valori di solidarietà, nuova cittadinanza, coesione sociale caratterizzanti tutto i partiti conservatori europei.
Per questo, e prima ancora per aver denunciato una ciclopica questione morale e per aver rivendicato il diritto al dissenso, siamo stati messi alla porta. E per questo con ogni mezzo si è cercato di distruggere e delegittimare Fini senza la cui spinta propulsiva non esisterebbe destra di Governo, ne esisterebbero tanti piccoli uomini e donne che allo snodo più difficile ne hanno preso le distanze.
Nonostante questo, nelle parole ferme, chiare e leali di Gianfranco Fini dall’hotel Minerva c’è stata una chiara scelta di campo di sostegno al Governo e al programma nell’interesse superiore dell’Italia e nel rispetto della volontà popolare, ma il “metodo Boffo” è continuato e si sono moltiplicate le provocazioni e gli attacchi nei nostri confronti, mentre Verdini e Cosentino restano al loro posto e ombre pesanti si addensano in molte inchieste su alti vertici del Pdl.
Da Settembre, al di là di ogni speculazione e polemica, la nostra area politica e culturale si radicherà ulteriormente attraverso l’organizzazione territoriale di Generazione Italia e l’azione dei gruppi parlamentari di Futuro e Libertà.
Rappresenteremo una declinazione coerente e lungimirante di una forza politica europea e legalitaria, attenta ai valori spirituali e alla supremazia della politica sull’economia e della legge sugli interessi particolari, rispettosi degli altri poteri costituzionali ad iniziare dalla magistratura e leali verso gli avversari. Attorno a Gianfranco Fini sosterremo il programma di governo voluto dalla maggioranza degli elettori ma non cederemo a nessun compromesso sui provvedimenti che riguardano il sistema della giustizia e la difesa dello Stato di diritto e della legalità. Lo faremo da forza modernizzatrice, europea e legalitaria.
E inizieremo ad aggregare gli italiani che ci stanno a vivere la Libertà, oltre ogni retorica vuota, come energia vitale e nazionale.
A ricostruire un progetto fatto di solidarietà e amicizia, condivisione e consapevolezza culturale, un progetto che sappia tornare a parlare a chi ha voltato le spalle e non ha più creduto nella politica.
Su questo percorso ci ritroveremo al fianco dei non garantiti e degli indifesi e di chi lavora e si alza presto la mattina e non ha padroni, se non la propria coscienza.
E dei tanti giovani che non si sono stancati di credere nel merito, nella solidarietà, nella legalità. Lo faremo in nome di una certa idea dell’Italia: solidale, colta, accogliente, consapevole.
E lo faremo contro tutti i prepotenti, i ciarlatani e i parassiti, irriducibilmente convinti che l’Italia meriti un’altra politica fatta di sogni, speranza e progetto contro il fango e le sceneggiate di questa estate da dimenticare.
leggi tutto 452 commentiIeri c’è stata un’indubbia vittoria di Fini. Berlusconi e Bossi concordi: al voto non si può andare. Indietro tutta! Da oggi la parola d’ordine è “si va avanti. tutti uniti, felici e contenti”.
Ma c’è chi gioca allo sfascio: i più realisti del re, ossia Bondi, La Russa e Verdini, hanno replicato alle aperture di credito dei finiani verso il Pdl in maniera a dir poco provocatoria.
Si legge in una nota: “I coordinatori del Pdl Ignazio La Russa, Denis Verdini e Sandro Bondi convocheranno nel corso della prima settimana di settembre gli esponenti del Pdl che hanno incarichi operativi a livello locale e che hanno aderito a Futuro e libertà”.
Insomma… I tre coordinatori, dopo averci cacciato dal Pdl, ci vogliono obbligare a fare il partito… Ce ne faremo una ragione. Eppure noi la mano l’avevamo tesa…
Sandro Bondi prova “disgusto”. E poi parla “di assenza di stile e di rinuncia alla moderazione”. Autocritica? Macchè…
L’editoriale su Famiglia cristiana dal titolo “Il Cavaliere rampante e la costituzione dimezzata” ha fatto arrabbiare tanti. Con toni che definire pesanti è poco. E’ “La politica dell’insulto”, così come denunciata qualche giorno fa da Claudio Magris sul Corriere della Sera. E come ha ribadito oggi Pierluigi Battista sempre sul quotidiano di via Solferino – riferendendosi al “motodo Boffo” riservato anche a Gianfranco Fini - “la soglia della polemica aspra ma tenuta a bada da un vincolo minimo di solidarietà di schieramento è stata abbondantemente oltrepassata”.
Insomma, ormai vince chi la spara più grossa. E più volgare.
E così l’editoriale di Famiglia Cristiana viene definito “pornografico” dal sottosegretario Giro e il Direttore viene definito un “caso umano” da Gasparri. E altri attacchi “pidiellini” dello stesso livello. Basso, molto basso.
Eppure, basterebbe ricordare che siamo in un Paese libero e ognuno può scrivere quello che vuole. Tanto più Famiglia Cristiana. Piaccia o meno. E’ la libertà di stampa, bellezza.
INTERVISTA DI GUIDO RUOTOLO PER “LA STAMPA” - Presidente Italo Bocchino, il premier Berlusconi si è stufato, non vuole più trattare: “Prendere o lasciare”. Che fate voi finiani?
«Quella di Berlusconi è una logica che appartiene più al commercio che alla politica. Non possiamo accettare che ci si chieda un consenso al 100% di un percorso alla cui elaborazione non siamo stati chiamati a partecipare, e che contiene argomenti che non fanno parte del programma. Ne deriva che non ci sentiamo vincolati né con la maggioranza né con gli elettori».
Se dovesse scommettere, nascerà il partito di Gianfranco Fini?
«Non credo che si possa ricucire lo strappo tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, e quindi vedo all’orizzonte la nascita di un nuovo partito politico».
Quando si andrà al voto?
«Berlusconi dovrà decidere se questo partito politico potrà far parte della coalizione. Noi naturalmente siamo per questa soluzione. In caso contrario, il voto è nelle cose».
Torniamo a quel prendere o lasciare. A quel 5% del programma che non vi piace.
«L’enunciazione dei cinque punti di programma è una vittoria politica di Fini, che aveva chiesto di varare un programma per la seconda parte della legislatura e per questo era stato definito un pazzo. Adesso siamo tutti pazzi».
Federalismo fiscale, sud, riforma del fisco. Temi sui quali eravate state voi a insistere. Su sicurezza e giustizia, invece, il rischio è la rottura?
«Sulla sicurezza non possono certo pensare di crearci problemi. Noi solleciteremo di approvare in tempi rapidi il disegno di legge anticorruzione. Sul contrasto all’immigrazione clandestina, naturalmente, non ci sono nostre perplessità, la legge in vigore porta il nome di Fini. Chiediamo un grande progetto di integrazione dell’immigrazione regolare».
Lo scoglio insormontabile è il processo breve?
«Premessa: siamo a favore di uno scudo giudiziario per Silvio Berlusconi, vittima di una aggressione giudiziaria. Dunque, va bene il Lodo Alfano costituzionale. Le soluzioni alternative ci lasciano perplessi, non le capiamo, vorremmo discuterne. Per sottrarre Berlusconi da indubbie aggressioni si minano al cuore regole di sistema, facendo saltare un numero spropositato di processi che coinvolgono molti cittadini in attesa di giustizia».
No al processo breve?
«Nessuna pregiudiziale ma anche nessun aut aut. Entriamo nel merito della discussione. Non ci è chiaro neppure quel passaggio inserito nel documento e che fa riferimento ai procedimenti civili pendenti».
Dixit Berlusconi che se fate il partito è rottura…
«La sua è una strana concezione della politica e del tradimento. Berlusconi fa finta di non ricordare che Fini è stato dichiarato incompatibile con il Pdl. Fini non può essere un apolide della politica. Berlusconi con una logica padronale lo sbatte fuori dal partito e lui ha il dovere verso gli elettori di dar vita a un nuovo soggetto politico a meno che non si torni alla logica politica della compatibilità».
Frattura insanabile tra voi e gli altri del Pdl?
«Il progetto del Pdl è imploso. Ma la politica è l’arte delle cose impossibili e Berlusconi potrebbe far marcia indietro. Anche perché i sondaggi dicono che se si va al voto il Pdl perde tra i 60 e gli 80 parlamentari a vantaggio di Bossi e nostro. E al Senato Berlusconi non avrebbe la maggioranza. Il partito dei parlamentari che rischiano di perdere la poltrona e che al voto non vogliono andare è forte. E poi, di fronte a due maggioranze diverse tra Camera e Senato, scommetto che Umberto Bossi sponsorizzerebbe il governo Tremonti».
Reggio Calabria – Ore 6 del mattino del 21 Agosto 2010, la città si sveglia con la speranza che i destini della città possano finalmente cambiare e possa respirarsi aria nuova. Infatti, dopo l’esito delle ultime elezioni regionali (che hanno celebrato il trionfo senza precedenti dell’ormai ex-sindaco di Reggio Calabria, On. Giuseppe Scopelliti) e conseguente nomina a sindaco facente funzioni di Giuseppe Raffa, è successo praticamente di tutto. Che l’On. Scopelliti (ex aennino adesso trasfiguratosi nelle vesti di giovane rampollo di Berlusconi e del Pdl) si sia ritagliato un potente staff di governo, che si sia appropriato di uno spropositato numero di ruoli e deleghe (tra le quali, fa discutere la delega alla sanità) è cosa nota ed è dimostrazione dell’enorme capacità mediatica in suo possesso tanto da guadagnarsi la fiducia ed il sostegno dei vertici del Pdl nel voler fare di Reggio Calabria una “città metropolitana” gestita in maniera virtuosa ed esemplare: il “Modello Reggio”. Fin qui nessun problema se non fosse che recentemente è emerso che la situazione monetaria delle casse del Comune di Reggio Calabria è ai minimi storici e l’ammontare dei debiti inizi ad essere insostenibile. Il fatto non può rimanere isolato e, a conferma della crisi della città, poco tempo dopo l’insediamento del sindaco Raffa in Comune ecco un clamoroso colpo di scena: il governatore regionale, On. Giuseppe Scopelliti, il 26 Maggio decide che il sindaco debba essere affiancato dal “city manager” Franco Zoccali (già Capo di Gabinetto al Comune e Dirigente dello staff del sindaco durante i due mandati e, attualmente, Direttore Generale alla Presidenza della Regione Calabria) come consulente esperto della Giunta (è però doveroso sottolineare che si tratta di un incarico a titolo gratuito, fatto per dare continuità). Un gesto per garantire continuità quindi; peccato però che il sindaco Raffa, una volta insediatosi, avrebbe potuto, per Legge, azzerare la Giunta, precedentemente nominata dal governatore, e nominare i propri uomini di fiducia ma non l’ha fatto. Non è questo un atto oggettivo di continuità? A questo punto anche coloro che non hanno mai avuto a cuore le vicende politiche della città hanno aperto gli occhi ed iniziato a storcere il naso. La città non condivide i giochi di potere del governatore che hanno eletto in massa e pretendono, giustamente, che venga fatta luce sulla gestione del Comune. Ecco che il sindaco Raffa rassegna le proprie dimissioni. Non passa troppo tempo che un’altra eclatante notizia scuote le case dei reggini: trenta consiglieri comunali del Pdl (tutti seguaci e fermi sostenitori di Scopelliti) scrivono e firmano un documento di diffida nei confronti del sindaco Raffa, ritenuto colpevole di perseguire interessi personali senza curarsi del bene della città. Questo documento ha un sapore amaro proprio perché assume i toni di una minaccia per nulla celata, a dimostrazione che non si è in grado di fare politica; il messaggio subliminale è chiaro: “o ti riallinei ai voleri del governatore (facendo leva sul fatto che sia innegabilmente lui il “vero” sindaco eletto dai reggini nel 2007) oppure si andrà verso la sfiducia”. Il dialogo tra i membri del consiglio comunale è totalmente compromesso (la politica non è forse saper mediare???), ognuno rimane fermo sulle proprie posizioni tanto da distogliere l’attenzione dei coordinatori nazionali del Pdl, chiamati più volte a intervenire per risolvere le beghe del Comune. La situazione non migliora e emergono nuove figure nella cabina di regia della crisi del comune: pare infatti che dietro il sindaco Raffa vi sia l’On. Nino Foti (Coordinatore Provinciale del Pdl, nonché deputato e componente della Direzione Nazionale del partito). La vicenda pone i riflettori su vecchie vicende personali che offusca l’attenzione che meriterebbero i reali problemi della città e dei reggini. Il caldo di queste giornate di agosto deve aver dato alla testa a tutti visto che solo qualche giorno fa, dopo estenuanti giornate di incontri, viaggi a Roma, colloqui, dibattiti, dichiarazioni e smentite varie, Raffa ritira le proprie dimissioni e azzera la Giunta (confermando tra i vecchi assessori unicamente coloro i quali hanno mantenuto posizioni neutrali in quanto rappresentanti di altri partiti) nominando tre nuovi assessori tra i quali l’On. “showgirl” Irene Pivetti. A questo punto il caos regna sovrano e l’incertezza dei destini di una città sempre più dimenticata alimentano le tensioni facendo emergere la vera natura dell’attuale classe politica reggina i cui ultimi atteggiamenti ricordano spiacevoli episodi tipici di “associazioni” ben più note all’opinione pubblica nazionale e per le quali la città è ingiustamente classificata: lo scorso 19 agosto viene recapitata al sindaco una lettera contenente dei proiettili. La paura prende il sopravvento e, ancora una volta, la minaccia intima la marcia indietro a quella presa di posizione che tanto aveva il sapore della rivincita e del riscatto di una città vittima dei giochi di potere di chi persegue unicamente i propri interessi personali esattamente in linea con la direzione nazionale del partito. Oggi, 21 agosto 2010, di buon mattino, il sindaco Raffa ritira ufficialmente le proprie dimissioni e si dichiara disponibile al dialogo rinunciando alle nomine dei suoi assessori e giustificando appieno gli odierni titoli: “la marcia indietro della vergogna”. Dunque lo spauracchio dello scioglimento del Consiglio Comunale e conseguente commissariamento del Comune svanisce nell’ombra del “modello Reggio” , piano operativo di una città il cui unico virtuosismo è subire tacitamente, ancora una volta…
Il giorno dopo quello che Emilio Fede dalle telecamere del Tg 4 ha definito un documento storico per la politica italiana, e ci permettiamo di dubitarne molto visto che si è trattato di punti presenti nel programma con qualche leggerissima variazione sul tema, si cominciano a fare considerazioni e congetture.
Ma, al di la della dichiarazioni di Italo Bocchino e Silvano Moffa, che chiariscono e sgombrano il cielo da dubbi, resta il fatto che per prendere una decisione definitiva si dovrà analizzare attentamente il testo del documento che un Silvio Berlusconi abbastanza scuro in volto, ha snocciolato in conferenza stampa. Ha ragione Bocchino quando dice che in fondo il documento redatto dai grandi saggi del Pdl è in realtà una sorta di vittoria di Gianfranco Fini. Anche il processo breve per il Presidente del Consiglio non è un processo breve ma l’attuazione dell’articolo della Costituzione che garantisce tempi congrui nella giustizia.
Certo il Cavaliere, per non sembrare troppo accondiscendente con quello che non è uno sparuto gruppetto di 4 gatti e per dare un contentino anche all’alleato leghista, agita sempre meno convinto lo spauracchio del voto anticipato sbandierando i suoi soliti sondaggi da sogno. Ma è innegabile che il documento non è una freccia avvelenata ma una bocca di cannone con un mazzo di fiori al suo interno.
Berlusconi, è chiaro a tutti, ha voglia di andare alla scadenza naturale della legislatura e non intende aprire una guerra che potrebbe rivelarsi disastrosa per lui e le sue truppe e troppo favorevole per quelle “padane”. E fa bene. Ovviamente non si posso buttare alle ortiche visioni politiche ben chiare e precise solo per accontentare i voleri di Silvio Berlusconi. Su questo Futuro e Libertà è sempre stata chiara. Quindi si dovrà attendere, valutare, analizzare e poi decidere. Settembre sarà un mese caldissimo a dispetto dell’arrivo dell’autunno. Se non altro perché si dovrà capire se realmente il Pdl vuole trattare per il bene dell’Italia o andrà dritto, spedito, per la sua strada che al di la del richiamo al diritto del popolo a scegliere il proprio premier, non contempla affatto i diritti e le speranze di una nazione che ha toccato il fondo economicamente, politicamente, socialmente, moralmente ed eticamente.
Il popolo è sempre popolo. Il popolo è nazione, è patria. E non è un mero numero, un utente o un consumatore da indirizzare. Il popolo ha un anima, ha umori, dolori, speranze. Non può essere chiamato solo e sempre a fare sacrifici per colpa di gestioni sbagliate, malate e personalistiche della politica così come accade da ormai 65 anni.
Settembre sarà anche il mese in cui si capirà realmente quali sono le intenzioni nei confronti degli appartenenti a Futuro e Libertà. Sarà il mese dei probiviri. Vedremo, quindi, se Berlusconi seguirà ancora la via stalinista o se capirà che il dissenso e la diversità di vedute è un bene per la politica.
In molti accusano i finiani di utilizzare contro Berlusconi gli stessi metodi della sinistra facendo vedere il Cavaliere come l’emulo del dittatore sovietico. La realtà è però diversa. Chi conosce bene la storia, e soprattutto la storia dei movimenti politici, saprà certamente che Berlusconi, sicuramente sobillato dagli ex appartenenti al Pci che oggi si scoprono anticomunisti ante marcia, ha infatti utilizzato un metodo in tutto e per tutto leninista-stalinista.
Dopo la morte di Lenin, lo scontro all’interno del Pcus, tra Stalin e Trotsky, si fece durissimo. Come è noto a tutti da questo scontro mortale ne uscì vincente Stalin, ma come? Ed ecco che arriviamo al punto sicuramente suggerito a Berluconi dagli ex vetero comunisti del Pdl: Stalin utilizzò un codicillo inserito da Lenin nello statuto del Pcus che vietava il frazionismo all’interno del partito comunista sovietico: cioè la presenza di minoranze e opposizioni interne (norma inesistente nel partito nazionale fascista, sempre ad onor di storia). Trotsky venne così espulso dal Pcus e andò esule per il mondo fino al suo assassinio per mano di agenti della Gpu (la polizia politica sovietica).
Se a settembre i probiviri proseguiranno su quella strada, sia nei confronti dei deputati finiani sia di Fini stesso (che ci sembra siano già inseguiti dagli agenti nemmeno tanto occulti pronti a dare il colpo di grazia alla nuca, ovviamente mediaticamente), l’ala stalinista del Pdl avrà vinto altrimenti vorrà dire che Berlusconi avrà compreso che quella strada non può essere la via percorribile per un partito di centrodestra. Né, tantomeno, per l’Italia.
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Tutto quello che sta avvenendo nel nostro Paese ha veramente dell’incredibile e non faccio fatica a immaginare il giudizio degli osservatori internazionali sul nostro sistema politico.
Ricapitoliamo. Il Partito di maggioranza (Pdl) capeggiato da Berlusconi e Fini ed uscito vincitore dalla consultazione elettorale ultima, che sostiene l’attuale Governo, apre al suo interno un aspro ma civile confronto politico nella Direzione Nazionale. Il Presidente del Partito (?), che è anche il Presidente del Consiglio dei Ministri, non solo mette in minoranza il suo cofondatore Fini, che è anche terza carica dello Stato, ma addirittura dopo qualche settimana lo espelle, con un atto di imperio, dal partito stesso e chiede le sue dimissioni dalla carica di Presidente della Camera.
Un fatto questo che non ha precedenti nella storia della nostra Repubblica. Quando Craxi vinse il Congresso, ha per caso espulso De Martino, Segretario uscente sconfitto? Quando la DC svolgeva i suoi accesi congressi, le sue vivaci direzioni nazionali, quando subiva le dimissioni in blocco dei suoi Ministri per polemiche, quelle sì politiche, interne ed esterne, ha mai espulso qualcuno?
Non contento di questo inusitato modo di procedere che nulla ha di democratico, ora si minacciano le elezioni anticipate, non si sa per raggiungere quale obiettivo se non quello di formalizzare la proprietà esclusiva da parte di Berlusconi e dei suoi accoliti di una fetta di elettorato da gestire a loro piacimento. E quando il Presidente della Repubblica, nell’esercizio attento delle sue prerogative istituzionali, fa capire che lo scioglimento delle Camere non deriva solo dalla volontà del Presidente del Consiglio dei Ministri, lo si attacca impunemente senza alcun rispetto istituzionale.
In tutto questo guazzabuglio, che nulla ha di politico, perché i problemi del nostro Paese rimangono sottaciuti, un po’ di gossip non fa male e nasce la questione “casa di Montercarlo” per tentare di screditare il cofondatore (Fini) del Pdl, travolgendo quei rapporti familiari che anche nelle società più involute sono ritenuti sacri.
Infine, di fronte alla disponibilità, malgrado tutto, dei Deputati Finiani di sostenere responsabilmente il Governo fino alla fine della legislatura nell’interesse del Paese che certo non può permettersi crisi al buio, con tono autoritario e padronale si dice : “se non si ha la fiducia sui nostri punti di governo che verranno indicati a settembre si va al voto. Prendere o lasciare!”.
Aveva ragione il Presidente Emerito Cossiga quando in questi ultimi anni diceva “mi sento in un altro mondo”, riferendosi all’attuale modo di fare politica e di esercitare le funzioni Istituzionali. Chiunque – noi compresi – intende la politica con la P maiuscola, si sente ormai “in un altro mondo”. Ma noi non demordiamo! E grazie alla nostra volontà e alla nostra fede ci uniamo a questo grande uomo scomparso e alla sua ultima picconata, nell’augurarci che “Iddio protegga l’Italia”.
*Eurodeputato del Ppe
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