Contributo IVS: tutto quello che c’è da sapere sull’indennità per morte ai superstiti

Tutti i soggetti lavoratori che sono iscritti alla previdenza INPS hanno tra i loro contributi anche i cosiddetti contributi IVS. IVS è un acronimo che sta per Invalidità, Vecchiaia, Superstiti. Quest’ultimo punto riguarda l’indennità per morte ai superstiti, ai familiari quindi del lavoratore ormai defunto, qualsiasi siano le cause della sua morte.

Chi ha diritto alla pensione indiretta

Ma ai superstiti non dovrebbe andare la pensione indiretta? In teoria sì, ma è necessario che siano garantiti alcuni requisiti. Per poter ottenere la pensione indiretta è infatti necessario che il lavoratore nel corso della sua carriera sia stato in grado di versare 15 anni di contributi. In alternativa è sufficiente che siano stati versati 5 anni di contributi soltanto, se almeno 3 di essi sono stati raggiunti nel corso dei 5 anni precedenti la morte.

Se una di queste due condizioni ha luogo, allora i superstiti hanno diritto alla pensione indiretta e questa è sicuramente per loro una vera e propria vittoria in quanto hanno la possibilità di mantenere intatto il loro stile di vita e di non avere problemi economici. Se invece queste condizioni non hanno luogo, i superstiti non possono avvalersi della pensione indiretta, ma solo dell’indennità di morte.

Cos’è il contributo IVS

Si tratta di una prestazione economica una tantum che può anche raggiungere cifre elevate, ma che sicuramente è meno utile rispetto ad una pensione. Nonostante questo si tratta di uno strumento importante che nessun superstite dovrebbe lasciarsi sfuggire, di soldi che permettono almeno per un po’ di tempo di provvedere a molte spese. Il contributo IVS è insomma un vero e proprio aiuto alle famiglie, uno strumento sociale, se ci passate questo termine, che permette di non soccombere in un momento tanto difficile dal punto di vista emotivo ed economico al contempo.

Il contributo IVS rende legittima la prestazione economica nei confronti del coniuge oppure, nel caso in cui il coniuge non fosse presente, direttamente ai figli. L’importo varia a seconda del contributo IVS che è stato versato nel corso degli anni: è pari infatti a 45 volte il contributo, per un limite minimo di 22,31 euro e massimo di 66,93 euro. Ma attenzione, il contributo può essere erogato solo ed esclusivamente se nei 5 anni che precedono la morte del defunto, sia stato versato almeno un anno di contribuzione.

Il diritto al contributo IVS per i lavoratori precari

Questo, dobbiamo ammetterlo, è un dettaglio che tocca per molte persone un nervo scoperto. Capita spesso che in Italia molti lavoratori abbiano infatti una carriera discontinua: il mondo del lavoro odierno è in crisi e molte persone quindi sono costrette ad andare avanti con contratti di lavoro a tempo determinato e tra un contratto e l’altro quindi può capitare qualche buco contributivo. Ovviamente nella maggior parte dei casi si tratta di buchi contributivi di lieve entità, magari di appena qualche mese. Può capitare però che alcuni lavoratori siano costretti a restare fermi anche per qualche anno. In questo caso i superstiti potrebbero purtroppo restare senza l’indennità.

La domanda per la richiesta dell’indennità deve essere presentata direttamente all’INPS. L’INPS ha deciso di creare un apposito strumento online per velocizzare la richiesta e rendere più snella la burocrazia ed è proprio questo l’unico strumento tramite cui la domanda può essere inoltrata. La domanda può essere fatta dal diretto interessato oppure, nel caso in cui non se la senta di operare in modo autonomo, da un intermediario o dagli enti di patronato. Vi ricordiamo che la domanda deve essere fatta entro un anno dalla morte del lavoratore. Noi consigliamo sempre di velocizzare quanto più possibile il disbrigo di queste pratiche: prima farete richiesta infatti e prima avrete l’indennità sul vostro conto corrente. Aspettare è del tutto inutile.