Nel 2012 il Pil italiano diminuirà di oltre il 2% e nel 2013 scenderà ancora.
Ciò significa che stiamo andando incontro a 400-500 mila disoccupati in più e 40-50.000 imprese in meno.
Ciò significa anche che il nostro paese tornerà ad avere il livello di reddito del 2007 non prima del 2017. Tra settembre ed ottobre rischiamo quindi di trovarci in mezzo ad una tenaglia drammatica: titoli di Stato sulle montagne russe dei mercati e piazze calde per la insostenibile condizione di decine di migliaia di piccole e medie imprese, di milioni di famiglie, di giovani, di donne e di anziani.
Rispetto a queste prospettive, la politica deve assumere con coraggio le proprie responsabilità. Certamente l’intelligenza, la capacità e il coraggio di Mario Draghi alla Bce dà ossigeno all’Italia e all’intera Europa, ma non possiamo andare avanti troppo a lungo confidando soltanto sulle bombole d’ossigeno europee. Per respirare a pieni polmoni dobbiamo fare fino in fondo i nostri compiti a casa.
Come ben sanno tutti gli esperti di crisi aziendali, un piano di ristrutturazione credibile ed accettabile dai creditori deve basarsi su una azione a tenaglia: da un lato, ridurre i costi e aumentare i ricavi per migliorare il «conto profitti e perdite»; dall’altro lato, ridurre i debiti con la vendita dell’attivo patrimoniale non strategico, né funzionale per l’azienda. Queste due azioni producono anche effetti sinergici virtuosi tra loro: il minor debito riduce la spesa per interessi e quindi libera risorse per il conto economico.
Per questo occorre una strategia a tenaglia che ristrutturi il «conto economico» e lo «stato patrimoniale» di quella azienda di tutti noi italiani che ha i suoi conti dissestati espressi nel bilancio pubblico (dove la spesa supera il 50% del Pil, con una pressione fiscale che gli corre affannosamente dietro e vola verso il 47%), e nel debito Pubblico che sfiora i 2.000 miliardi di euro e richiederà nei prossimi anni una spesa per interessi attorno a 100 miliardi all’anno (addirittura 140 se si consolidassero gli attuali spread).
La settimana scorsa, insieme a quaranta colleghi senatori, abbiamo presentato cinque emendamenti al decreto legge spending review. Quei cinque emendamenti non sono stati accolti, ma quei problemi restano e si aggravano.
Abbiamo pertanto ritenuto necessario trasformarli in quattro disegni di legge, presentati al Senato mercoledì scorso. Si tratta di una strategia articolata e puntuale che mira ad incidere sul «conto economico» e sullo «stato patrimoniale» dell’azienda Italia. Il primo è mirato a ristrutturare lo «stato patrimoniale» con una operazione di valorizzazione di una quota importante dell’ingente patrimonio pubblico al fine di abbattere per un importo consistente e in tempi rapidi il debito pubblico italiano sotto il 100% del Pil. In sostanza si tratta di mettere a disposizione una quota di circa 400 miliardi di euro di asset non strategici oggi in capo allo Stato, alle Regioni e agli Enti Locali.
È evidente che nelle attuali condizioni di incertezza e turbolenza del mercato la vendita immediata del patrimonio pubblico non incontrerebbe una corretta valorizzazione. Qui sta il nodo del problema: per vendere il patrimonio senza svenderlo occorrono dieci/quindici anni; il nostro debito pubblico va però abbattuto in non più di tre anni.
È possibile colmare questo gap? L’operazione che lo consente prevede la costituzione di un Fondo Immobiliare Italia al quale trasferire gli asset da valorizzare. Questo Fondo di diritto privato può poi ricorrere al mercato con l’emissione di titoli obbligazionari con warrant. L’emissione dei titoli obbligazionari avverrà in base ai valori effettivi degli asset acquisiti e questi, data la garanzia reale dei beni immobili sottostanti, potranno conseguire un eccellente rating, anche una tripla AAA. Le risorse finanziarie così ottenute sono destinate esclusivamente all’abbattimento del Debito Pubblico.
Altri tre disegni di legge mirano a riforme strutturali sul «conto economico» dell’azienda Italia: due «scambi politici» sul fronte spesa/tasse ed una proposta di concreta lotta all’evasione. Il primo scambio politico è: meno sprechi, malversazioni, ruberie tagliando la spesa per acquisti di beni e servizi a fronte di meno tasse alle famiglie con una deduzione per i membri della famiglia (esempio figli e nonni a carico). La voce acquisti di beni e servizi della pubblica amministrazione è esplosa negli ultimi cinque anni. Lo dicono chiaramente i dati ufficiali. Si potrebbe applicare a questa voce lo «zero-base-budgeting», evitando di pagare a piè di lista oppure facendo finta di fare tagli sui valori tendenziali futuri come si è fatto fino a oggi. Si tratta quindi di procedere subito sulla strada timidamente iniziata sulla base del rapporto Bondi e, come detto dallo stesso commissario, andare subito al redde rationem. Si propone inoltre di rendere obbligatoria la prescrizione medica «per dosi» e non «per confezioni». La distribuzione dei farmaci dovrà pertanto essere organizzata (come avviene negli Usa, in Inghilterra ed tanti altri paesi) attraverso confezioni monodose oppure maxiconfezioni per farmacia dalle quali il farmacista preleva di volta in volta le esatte dosi prescritte dal medico. In Italia ci sono circa 21 milioni di famiglie e se ognuna butta via una volta l’anno «soltanto» 200 euro di scatole di medicinali aperte e non usate, questo determina uno spreco di circa 4,2 miliardi di euro all’anno. I risparmi che ne conseguirebbero non hanno niente a che vedere con la salute dei cittadini visto che le medicine vengono buttate e non utilizzate per le cure. Anche questi risparmi sono destinati al Fondo per la riduzione dell’Irpef alle famiglie.
Il secondo scambio politico riguarda le imprese e consiste nella trasformazione di tutti i fondi perduti in crediti di imposta. Si tratta qui di applicare subito i dati e le analisi noti da decenni ed emersi anche nel recente rapporto Giavazzi. Questi due scambi politici vengono realizzati senza fare nemmeno un euro in più di deficit pubblico, ma anzi creando le condizioni per contribuire al miglioramento della finanza pubblica attraverso un sostegno dei consumi, degli investimenti, della crescita e dell’occupazione. Al fine di assicurare, dunque, che gli sgravi fiscali previsti nelle due strategie di scambio politico siano completamente coperti sotto il profilo finanziario, vengono costituiti nel bilancio dello Stato due fondi (Fondo per le Famiglie e Fondo per le Imprese) nei quali confluiscono i risparmi realizzati attraverso il taglio della spesa per acquisti di beni e servizi e quelli realizzati tagliando i fondi perduti. Gli sgravi fiscali a favore delle famiglie e delle imprese saranno varati solo in corrispondenza di una equivalente copertura nell’ambito dei due Fondi, la cui consistenza viene annualmente accertata e certificata dal ministro dell’Economia e delle finanze.
Il quarto disegno di legge propone l’introduzione di un «conflitto di interessi» come concreta lotta all’evasione, e consiste nella possibilità data alle famiglie di dedurre dal reddito imponibile ai fini Irpef, fino a un tetto massimo di 3.000 euro l’anno, le spese per la casa, la famiglia e la cura degli anziani. Se queste proposte fossero già oggi leggi dello Stato, il presidente Mario Monti avrebbe potuto girare l’Europa con ancora più forza e credibilità facendo dell’Italia la protagonista del risanamento finanziario, dell’equità sociale e della crescita economica in Europa. Inoltre, il Presidente della Bce, Mario Draghi, avrebbe potuto dimostrare che le sue bombole d’ossigeno sono, oltre che necessarie per l’emergenza, utili ed efficaci per rilanciare il disegno degli Stati Uniti d’Europa, cioè di un continente protagonista nel mondo della globalizzazione. Di fronte a queste responsabilità collettive, le grandi forze politiche, invece di rafforzare Monti in Europa con riforme fatte in Italia e di usare bene e subito il coraggio di Mario Draghi, sembrano avvitarsi sulle tecnicalità di una riforma elettorale volta a garantire miopi interessi di bottega, rischiando così di alimentare le derive di una protesta senza proposta. È positivo che alcune di queste proposte vengano oggi fatte proprie da importanti aree politiche come programmi per la prossima campagna elettorale, dopo averle respinte per anni dai banchi della maggioranza e della opposizione fino alla scorsa settimana.
Sarebbe però ben più credibile ed utile che quelle stesse forze politiche sottoscrivessero ora e subito quei disegni di legge presentati al Senato (magari anche migliorandoli) e quindi contribuissero a trasformarli in leggi dello Stato entro il prossimo settembre, dimostrando così che non sono semplici bandierine mediatiche-elettorali. Questa sarebbe la vera barriera contro le proteste senza proposte e soprattutto il binario maestro per portare l’Italia fuori dalla crisi ed evitare l’autunno forse più caldo della nostra Repubblica.





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E’ l’ennesima volta che scrivo e quindi rischio di essere noioso.Il Sen..Baldassarre è un abile venditore: dovrebbe essere messo a capo di qualche ufficio marketing. Le vendite salirebbero. No, non mi piace il suo messaggio perchè è intrinsecamente contorto. Dice in sostanza, dismettiamo il patrimonio pubblico e tutto va a posto. Io obietto: e chi ci dice che , andando avanti con queste solite regole, tra vent’anni non saremo daccapo ?Per giocare bene bisogna prima fissare le regole del gioco e le regole vigenti non sono più accettabili.Non è più accettabile che le banche prendano soldi dalla BCE per investirli solo in titoli di stato o peggio. Non è più accettabile che si veda l’impresa come una vacca da mungere e non come una risorsa primaria da tutelare. Non è più accettabile che la Corte dei Conti ( tanto per fare un esempio ) denunci in continuazione preoccupanti fenomeni di corruzione senza fare nomi e cognomi, (ricordate Poggiolini ?) Non è più accettabile che imprese che lavorano per lo Stato non vengano pagate mentre si chiedono loro sacrifici per pagare tasse, stipendi, e contributi vari. Insomma questo stato va verso il suo fallimento, morale, finanziario , etico e chi più ne ha ne metta. Adieu, senza troppi rimpianti.
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Soprattutto, però, l’esperienza insegna che le dismissioni degli immobili pubblici hanno fatto la fortuna soltanto di chi ha comprato. Impossibile non ricordare le vicende delle case dell’Inps vista Colosseo acquistate da illustri inquilini per un pezzo di pane. E non si può nemmeno dimenticare la meravigliosa stagione delle cartolarizzazioni, della finanza creativa, dei fondi immobiliari. Meravigliosa, ovviamente, per banchieri e finanziari che si sono riempiti le tasche con i compensi di intermediazione. Era l’epoca delle Scip, le “Società cartolarizzazione immobili pubblici” per mettere sul mercato il mattone di Stato. Società del Tesoro italiano ma di diritto olandese (olandese?!) e, come ha ricordato l’Espresso, “con un cittadino scozzese di nome Gordon Burrows alla presidenza”. Micidiale il verdetto della Corte dei conti su quella operazione, emesso sei anni orsono. Dei 129,2 miliardi di euro di immobili trasferiti alle Scip e a un Fondo immobili pubblici di cui parleremo più avanti, il ricavo totale non aveva raggiunto in sette anni che il 44,7% di quella cifra, con effetti sul debito pubblico per circa un punto di Prodotto interno lordo. Una miseria ottenuta tra l’altro, denunciavano i giudici contabili, “con scarsa trasparenza”. La Corte puntò il dito sulle vendite di appartamenti a inquilini privilegiati, che avevano ottenuto lo sconto previsto dalla legge senza che fosse stato accertato “il livello reddituale o patrimoniale del beneficiario”.
BENE CHE IL PIL CRESCE MA PURTROPPO TUTTI QUANTI GLI ITALIANI IMPOVERITI DA LE VS SCELTE SCELLERATE SCOMPARIRANNO PERCHE’ GLI AVETE TOLTO TUTTO PERFINO LA SPERANZA DI POTERE USCIRE DAL TUNNEL, VI RENDERETE CONTO TUTTI MOLTO PRESTO, NON VI AFFANNATE SULLA LEGGE ELETTORALE NON SERVE PERDETE TEMPO, DITELO AD ANGIOLINO CHE GRAZIE AL SUO GOVERNO FATTO DA MINISTRI INCOMPETENTI COME LUI(VEDI IL PICCOLO PUGNETTA ECC..)..CI AVETE FATTO TOCCARE IL FONDO CARO BALDASSARRI NON GIOIRE PERCHè IL PIL NON POTRà CRESCERE PERCHE’ SIETE STATI BRAVI A FA CHIUDERE TUTTE LE FABBRICHE SENZA ALZARE UN DITO
La vera barriera contro la protesta senza proposte è la vera Politica.
Quanto ha ragione il nostro Prof…
Mi associo alle esternazioni di Giovanni ed aggiungo che se il Sen. Baldassarri è persona seria ed onesta , lo stesso non si può dire dei suoi compagni o ex-compagni di partito (molti dei quali mungono la mucca italia…) e coalizione di cui fino ad ora ha fatto parte.
L’on.Fini dovrebbe dare piu’ spazio a chi come l’on.Baldassarri si distingue per concretezza ed elevata professionalita’.
è l’attività umana, fisica ed intellettuale, svolta a fini produttivi. Il lavoro si dice dipendente quando è svolto in modo subordinato e alle dipendenze di un’altra persona. Il lavoro si dice autonomo quando è svolto senza vincoli di subordinazione.
il Sen. Baldassarri è un grande riferimento per una politica di riforme liberali e di rilancio della crescita.
Una grande risorsa per Fli e per il Presidente Fini.
Stesso vale, per quanto attiene le discipline giuridiche, per l’IOn. Avvocato Consolo.
Il gruppo parlamentare di Fli è veramente valido e nato sulla lealtà
come dice Rutelli è importante puntare moltissimo sulla Green Economy
http://www.asca.it/news-Dl_Sviluppo__Rutelli__Passera_aumenti_impegno_per_green_economy-1184667-POL.html
Rutelli è meglio che si ritiri a vita privata!
Ricordo sempre quei 49 milioni di euro per la realizzazione del sito Italia che voleva regalare a qualche amico.
Per fortuna lo spreco si ridusse solo ( che c.ulo!) a 7.
Purtroppo le idee e le proposte per risollevare le nostre tristi sorti e non fare la fine della Grecia ci sono, quello che manca veramente è la concreta volontà politica di applicare queste soluzioni soprattutto dai partiti di maggioranza.
Continua nonostante questa crisi senza precedenti, la volontà e l’ egoismo dei maggiori partiti di non rinunciare ai privilegi della casta.
Il Governo Monti poteva fare quelle cose che sono state per troppo tempo rimandate ma si trova con le mani legate sempre da una politica ottusa,effimera che pensa solo per il proprio tornaconto personale.
Non credo che si può dare torto alla Germania che è un esempio per l’ Europa, loro da molto tempo hanno adottato una Politica del rigore, che non colpisce i suoi cittadini e la loro forza lavoro aziende,imprese,lavoratori ma proprio i privilegi della casta.
Prima di paragonarsi alla Germania dovremo avere i costi della Politica a livello centrale e periferico che hanno loro, dovremo avere gente al Governo che non fà come Clini che si preoccupa di occultare le prove per salvare i criminali di Riva e cricca invece di tutelare l’ ambiente come è suo compito.
Lo stabilimento dell’ Ilva di Taranto và sequestrato e messo in regola e i dipendenti per il periodo di chiusura devono essere stipendati dallo Stato che ha sempre fatto finta di nulla e ha permesso di far fare a queste persone i suoi comodi sulla salute dei cittadini.
Se si vuole uscire dalla crisi non bisogna strozzare dalle tasse imprese e lavoratori ma al contrario adottare tutte quelle misure che creano occupazione nel massimo rispetto dell’ ambiente e delle Leggi vogenti.
La Politica attuale è già da tanto tempo che non è più in grado di affrontare i problemi dell’ Italia e degli Italiani e il risultato è sotto gli occhi di tutti e soprattutto dell’ Europa.
Quindi mettiamoci l’ anima in pace se non si vuole cambiare radicalmente, andremo in contro alle conseguenze che ci aspettano, senza via di fuga questa è l’ unica certezza.
Pienamente d’ accordo ANTONIO e aggiungo questo:
http://affaritaliani.libero.it/puglia/ilva-clini-040812.html
Tanto per far capire che gente abbiamo al Governo.
Pensano solo per se a difendere cricche e mafie e ostacolare la Giustizia.
Grazie Giovanni del sostegno purtroppo però siamo in pochi che vogliono cambiare veramente.
FLI è una forza politica di vera e sana Destra, che spero possa avere un grande consenso elettorale ma ormai sono abituato a vedere e sperimentare ogni giorno che chi vuole veramente cambiare per vivere nella legalità e nella giustizia (condizioni indispensabili per qualunque progresso) si trova in minoranza perchè ormai il sistema fà comodo che sia così e quindi quello che oggi viviamo non è altro che il risultato finale di tante ingiustizie e di tanti abusi di potere.
Buongiorno,
solo ora tutti sanno cosa fare e quali sono i modi e le strategie per uscire da questa crisi che ormai dura da quasi 15 anni. Ma io mi chiedo: voi, ora del Fli, dove siete stati? Non eravate seduti insieme con Berlusconi? Anche voi avete concorso allo sfacelo dell’Italia.. Voi tutti non siete più credibili..
Mi perdoni senatore Baldassarri ma non capisco. Ho sempre prensato che l’economia fosse una scienza “quasi” esatta – ove una volta dato l’obiettivo le azioni da intraprendere fossero quasi necessitate.
Se così è non capisco come mai il Governo non appoggi i suoi emendamenti? Se così non è neppure capisco il dissenso del Governo – laddove la vendita degli asset non strategici comporta comunque (e come qualunque bambino penso possa intuire) una riduzione del debito pubblico ?
Mi spiega cortesemente l’arcano? Grazie.
Caro Massimiliano, l’Economia è davvero una scienza ‘quasi’ esatta: è la Politica ad essere talvolta un complesso labirinto di interessi incrociati e di meccanismi perversi in grado di fermare lo sviluppo di un Paese: è questo aspetto che va combattuto (accanto a quello della corruzione) per assicurare all’Italia una politica più libera ed efficace, aldilà di chi faccia le proposte. Abbiamo bisogno di scelte rapide e significative, hai perfettamente ragione.
Sono perfettamente d’accordo ed era questo ad avermi affascinato di FLI agli inizi (idee cioè chiare e significative su temi importanti) e ad avermi convinto ad aderire al nostro movimento. Poi ci siamo persi nell’immaginare Terzi Poli, alleanze e tattiche..le sue idee, caro senatore, hanno il pregio di riportarci alle origini e di delinare un quadro futuro in cui i sacrifici – prima che i cittadini – li faccia l’apparato organizzativo della Repubblica.
Mostrare la precisa volontà di ridurre le spese con rigore e partendo dall’apparato organizzativo (per usare le tue giuste parole) darebbe un chiaro segnale all’Europa e agli investitori. Continuare a premere sulla gente e ad impoverire le imprese non farà altro che produrre sfiducia nei mercati: famiglie più indebitate e imprese in sofferenza non riusciranno MAI (e dico MAI) a risollevare la nostra Economia.
Mi viene in mente, pensando alla tua esperienza personale (a proposito delle tattiche), un paragone con la Vela: è importante avere un ‘tattico’ che studi la migliore strategia, ma se non si rema….caro mio… Ecco: remiamo con decisione, la tattica devono studiarla gli altri per capire come produrre risultati e non parole vuote.
Buona domenica.