Legalità borsellinogrande

19/07/2012

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Vogliamo la verità sulla morte di Paolo Borsellino

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A vent’anni dalla scomparsa di Paolo Borsellino e dalla strage di via D’Amelio, noi dovremmo celebrare proprio in questa sede il trionfo della giustizia, dello Stato, delle istituzioni.
Dovremmo oggi esaltare, nei discorsi ufficiali, la sconfitta della mafia, la forza e l’intransigenza delle istituzioni nel combattere questo cancro della società italiana, ma soprattutto dovremmo inneggiare al trionfo della verità su quella tragedia.
Invece ci troviamo a celebrare questo ventennale in un pantano di polemiche che spostano, forse in modo deliberato, l’attenzione della pubblica opinione verso orizzonti mefitici e assai lontani da una verità che è ormai, palesemente, sotto gli occhi di tutti.
Una verità che è ignominiosa per le stesse istituzioni. Ma che non è solamente la verità dell’esistenza della trattativa mafia – con pezzi dello Stato che segna la stagione delle stragi del 92 e del 93; una verità acclarata da fatti, testimonianze e reticenze oramai incontrovertibili.
C’è anche un’altra verità;
una verità infamante e inconfessabile: Paolo Borsellino è morto per colpa di pezzi dello Stato che l’hanno tradito.
Come non dare, infatti, valenza di tradimento a quella sequela di omissioni dolos che precedettero la morte di Paolo Borsellino, quando fu avvertito che era arrivato l’esplosivo per lui e che nonostante questo allarme, nessuno si preoccupò di aumentare le misure di sicurezza o di piazzare un cartello “rimozione”sotto l’abitazione della madre.
Borsellino aveva una fiducia cieca nello Stato.
Quando purtroppo vide con i suoi occhi il volto della mafia nelle istituzioni fu troppo tardi e pagò con la vita il suo coraggio e anche la sua buonafede.
La mafia ha tante facce e io le ho viste; queste le sue parole poco prima di essere ucciso.
Ma il tradimento di pezzi delle istituzioni nei confronti di Borsellino è continuato anche da morto. Con i depistaggi, le prove artefatte, i pentiti indotti a confessare falsità; e una giustizia violentata nel profondo, una credibilità della giurisdizione massacrata, un intero popolo sbeffeggiato; questo è il risultato di 20 anni di menzogne.
Il popolo italiano ha diritto di sapere la verità sulla morte di un servitore dello Stato integerrimo che pagò con la sua vita l’opposizione alla trattativa tra Stato e antistato.
Oggi a Palermo è il Popolo che celebra l’anniversario della strage e noi deputati dobbiamo essere fieri che il nostro Presidente Fini sia a Palermo a testimoniare con la sua presenza la volontà delle istituzioni di fare finalmente chiarezza sulla morte di Borsellino.

Concludo Presidente, questo mio intervento ricordando una frase di Paolo Borsellino che amava ripetere per sottolineare perché non ha mai ceduto a compromessi: “io ho l’abitudine di farmi la barba con il rasoio a mano …e così mi metto il sapone, mi rado e purtroppo mi devo guardare in faccia”.
Ecco signor Presidente, onorevoli colleghi, facciamo sì che la verità su quella morte possa finalmente specchiarsi nella lealtà delle nostre istituzioni e nella intransigenza della nostra giustizia.

Intervento alla Camera dei Deputati del 19/07/2012


Articolo di

Nino Lo Presti

58 anni, palermitano, avvocato, è deputato di FLI, di cui è segretario amministrativo.


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