A destra? Sì, perchè Fini è l’unico che può portarla nel futuro
Di Angela Petroccione – Ho scoperto da poco che la definizione di finismo fu coniata e raccontata per la prima volta dal Prof. Alessandro Campi, l’intellettuale che replicando al recente appello di Marcello Veneziani ha affermato, in un articolo pubblicato da Lettera 43, che “L’unica capace di costruire qualcosa intorno a sé nel centro destra potrebbe essere Daniela Santanchè.”
Dal finismo al santenchismo. Circostanza singolare? Paradosso? Forse no. In un momento di forte rilancio dell’azione di Futuro e Libertà voluto e delineato nei modi e nei tempi dal presidente del partito e che avrà a settembre il suo culmine nell’assemblea dei mille dove si rappresenterà “una certa idea dell’Italia vista da destra”, qualcun altro dopo Campi potrebbe rinnegare il finismo ed errare alla ricerca di una figura salvatrice, utile per ricostruire l’”ismo“ di turno da declinare magari semplicemente per far parlare di sé.
Se così fosse molto probabilmente vedremo andare in soffitta un atteggiamento fastidioso: quello di pesare, vagliare, interpretare, in certi casi omettere le volte e le occasioni in cui Fini ha utilizzato la parola “destra”. Una parola che nell’Inghilterra di Cameron o nella Francia di Copè suona come familiare e naturale mentre, non si capisce perché, in Italia non avrebbe dignità per essere non solo pronunciata ma sostanziata con idee, visione, progetto politico.
Specie se si considera che Fini è stato capace non di coniugare ma di rinnovare il concetto di destra con una nuova visione su temi delicatissimi spaziando dall’immigrazione alla bioetica, dai diritti civili alla cittadinanza, dalla laicità all’ecologia.

Gioia, si dice ‘storico-militari’, non storiche-militari.
Oltre ai suoi profondi studi storico-militari ogni tanto ripassi una grammatichetta. Ce n’è anche a pochi euro.
L’uomo qualunque scrive:
11 giugno 2012 alle 20:55
Ho l’impressione che il povero Alessio la storia non l’abbia mai vista nemmeno su un riassunto del riassunto del bignami, forse su un francobollo…
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I disastri dei documentari televisivi. Lasci perdere le figure e le miniature e approfondisca sui libri, quelli con le pagine scritte, con le analisi storiche- militari. Dopo forse potrà dire perchè Napoleone perse a Waterloo.
Ho l’impressione che il povero Alessio la storia non l’abbia mai vista nemmeno su un riassunto del riassunto del bignami, forse su un francobollo…
L’uomo qualunque scrive:
8 giugno 2012 alle 20:00
Fini è un grande uomo politico, tanto è vero che è passato dal 18% al 2%.
E questo tutto da solo, non come Napoleone, quando ci sono volute sette coalizioni per farlo fuori, finalmente, a Waterloo…
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Non è vero, Napoleone non perse a Waterloo a causa del numero elevato( sette lo è?) di coalizioni. Studi meglio la storia, e faccia meno il qualunquista.
Fini è un grande uomo politico, tanto è vero che è passato dal 18% al 2%.
E questo tutto da solo, non come Napoleone, quando ci sono volute sette coalizioni per farlo fuori, finalmente, a Waterloo…
Gianfranco Fini ha le qualita’ di un grande uomo politico.Dal coraggio eretico,al decisionismo,alla vision riformista…
Con Berlù e gli ex An , Destra è diventata quasi una parolaccia.
Compito di Fli è di riempirla, con azioni fattuali, di quei significati che ripetiamo, rincorriamo con convinzione da almeno due anni e… un po’ anche prima.
la parabola di Campi è veramente tipica degli intellettualoidi che hanno popolato “la destra italiana messianica ” dove loro dovevano essere il verbo.
Peccato difettassero di pensiero analitico.