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5/06/2012

OkNotizie | 13

Giannino: Mezza Italia è senza “casa politica”. Ne parliamo?

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di Oscar Giannino – Domanda fuori dai denti. Per chi è liberale, personalista, sussidiarista, difensore del diritto naturale contro la prevaricazione del costante abuso di diritto positivo, è il momento o no di tirarsi su le maniche e ricostruire dal basso un punto di riferimento per l’azione civile e politica coerente a queste posizioni, un punto di riferimento che oggi visibilmente manca? Manca nella crisi dei partiti della Seconda Repubblica, e nel declinare sotto i colpi di mille polemiche di leadership personali, che pure a quei valori avevano dichiarato costantemente di ispirarsi, e che cadono tuttavia sotto la polvere dell’incoerenza, e del non aver saputo capire che il declino delle case politiche pretendeva iniziative di discontinuità e adamantine credibilità personali.

Non so voi, ma in questi ultimi mesi mi si rivolgono a migliaia, ponendomi non il quesito sopra esposto, ma l’invito a dargli presto una risposta, una risposta che è “sì”. Non sto parlando ovviamente di me, sto parlando di un’area amplissima che si vede alle corde e senza rappresentanza. Il tempo per la disconitnuità nel Pdl era lo scorso autunno, se qualcuno avesse ravvisato ciò che era maturo ed evidente, cioè la fine dell’agibilità politica del leader fondatore. Ora che la stanca e confusa continuità è prevalsa, la mazzata delle amministrative è solo un’evidente conseguenza di ciò che a chiunque dovrebbe essere chiaro, se ha una qualche pratica della società italiana. La delega di credibilità a quel partito e al suo fondatore, per tornare a governare l’Italia e cioè con numeri e alleanze adeguati allo scopo, è semplicemente caduta e ritirata. Se qualcuno si acconcia a restare in una formazione votata alla sopravvivenza di eletti in attesa delle nuove trovate berlusconiane è naturalmente libero e padrone, ma ciò non ha più nulla a che vedere con un forte rapporto di fiducia con una parte estesa della società italiana.

L’area liberal-moderata, quella che per 18 anni ha di volta in volta sperato e dato voti per meno spesa pubblica e meno tasse, una scelta a favore della famiglia visto che la curva demografica incombe sopra il nostro futuro ancor più gravosamente della minaccia del debito pubblico, uno Stato snello e trasparente che aprisse al welfare di prossimità incentivando dieci volte tanto il terzo settore e chi sa meglio fare perché più vicino alla domanda crescente di una società senza tutele, quella che ha creduto nella riforma della giustizia per avvicinarci ai paesi avanzati e non alle leggi ad personam, quella che si ostina a credere che l’impresa piccola e piccolissima sia un patrimonio di coesione insieme alle medie e grandi che esportano e danno lezione anche ai concorrenti tedeschi – quella Italia oggi è priva di una rappresentanza credibile.

Potete credere che non sia così, perché dalle modifiche dell’ultim’ora alle forze politiche precedenti qualcosa nascerà, e se anche si perderanno le prossime elezioni col tempo si riprenderà probabilmente una strada meno sbagliata, con leadership diverse che hanno bisogno di una severa e brutale sconfitta per emergere.
Potete pensare che sarà intorno a Montezemolo e Passera e Casini, che inevitabilmente prima delle elezioni si troverà una risposta a questa sete di nuova credibilità e rappresentanza.
Potete scegliere un’altra strada, che è quella di immaginare che serva innanzitutto un rassemblement culturale, che riparta dai movimenti e dalle associazioni attuali, rifocalizzandole su contenuti e parole d’ordine liberal-personaliste, ma lasciando che sia la politica a pensare alla politica. Oppure, magari siete convinti che invece no, bisognerebbe proprio pensare a far scendere in campo, intorno ai valori che condividiamo, persone nuove e coerenti e credibili.
La mia proposta è: parliamone. Non sta a me dare riposte. Ma cerchiamo di chiarirci le idee, almeno tra noi. Non facciamo finta che il problema non esista, perché è davanti a noi, gigantesco come il rudere in rovina preannunciato del vecchio centrodestra. Il tempo corre, e per qualunque decisione il tempo giusto era ieri, non domani.


Articolo di

Giuseppe Tatarella


13 Responses to Giannino: Mezza Italia è senza “casa politica”. Ne parliamo?

  1. Redazione Tempi says:

    Ancora dalla Redazione di Tempi. L’intervista è apparsa sul nostro settimanale e poi sul nostro sito. Dalla vostra impaginazione ciò non si deduce. Ultimo avviso.

  2. topper says:

    Complimenti furto e truffa in un solo articolo. Rubate una rubrica scritta di suo pugno da Giannino per un’altra testata (ww.tempi.it) senza citarne la fonte e la spacciate per un’intervista di Giuseppe Tatarella complimenti, questo si che farà impennare la vostra credibilità!
    e adesso censuratemi…

  3. floyd says:

    Mi piace Giannino, fautore di un *vero* liberalismo (non come altri ben noti…), un liberalismo imperniato su poche ma inviolabili regole. In Italia c’è bisogno di persone colte e oneste, che non si sono mai sporcate in partiti infrequentabili, e che reagiscano allo strapotere dello Stato. Ritengo che la vera e più urgente contrapposizione in Italia sia tra (troppo) Stato e individuo. Io credo che dovremmo raggruppare tutti quelli che credono alle capacità del singolo: o le persone ritornano ad essere responsabilizzate singolarmente o sarà la fine. Non è più pensabile una situazione nella quale si continua a ingigantire la spesa pubblica, con scopi ipocritamente buonisti, scaricando egoisticamente il debito sulle generazioni future. Mi auguro che Giannino scenda in campo, gli anti-statalisti in Italia sono pochissimi: cerchiamo almeno di “metterli a frutto”…

  4. moschietto mario says:

    Ho già scritto ieri a commento di un suo articolo apparso sul blog, che condivido le sue analisi e anche i toni. Seguo Italia Futura perché non ha ancora espresso posizioni che non condivido. Non conosco bene il suo rapporto con il recente passato, ma non vedo differenze tra il mio sentire di oggi e le sue dotte considerazioni. Mi dispiacerebbe che assertori di simili necessità inderogabili per il nostro paese dovessero trovarsi non sullo stesso fronte e raccolgo il miglior invito, che è quello di prefigurare una discussione sul da farsi. Con stima. Mario.

  5. luciano says:

    A cazzari! ma lo volete dire che questa non è un’intervista e che è uscita qualche giorno prima su Tempi?
    http://www.tempi.it/mezza-italia-e-senza-casa-politica-possiamo-parlarne#axzz1x8TXnN7l

  6. franco says:

    Condivisibile al 100%!
    Il Fli tanto per cominciare non deve inseguire il Pdl sul semi-presenzialismo, non perchè sia un’ipotesi sbagliata ma perchè è di utilità solo a B per tentare di rilanciarsi ed invece bisogna spingerlo a sgombrare il campo per ridare fiato ad un movimento liberale moderato.
    Inoltre prima del presidenzialismo servono le regole per evitare prevaricazioni. Per B il presidenzialismo ha il solo fine di poter ‘assumere’ e ‘licenziare’ a suo piacimento il premier e mettere in riga la magistratura.
    Non pensa al Paese, perciò se Fli lo insegue nelle sue elucrubazioni fa il gioco di Grillo.
    Il presidenzialismo è un tema da prox legislatura.
    B se ne deve andare!!

  7. Ilaria says:

    E comunque Giannino ha ragione, è giunto il momento di mettere in campo “qualcosa” che abbia coerenza e un filo logico.

  8. Ilaria says:

    Signor Claudio, qui gli unici ospiti sgraditi sono i troll.
    Lei mi sembra tutto fuorchè quello, può tornare quando vuole.
    Cordialmente.

  9. Antonio K says:

    claudio scrive:

    6 giugno 2012 alle 20:45

    Stimabile Dott. Giannino,
    mi ritrovo a risponderle a questo post su un sito che non conoscevo neanche, portatore di idee politiche, culturali e sociali molto differenti dai miei, direi quasi agli antipodi. Mi sento un ospite sgradito e sicuramente non atteso
    ———————————————————-

    Sgradito, no.
    Inatteso, forse.
    Spero si possa discutere con Lei, Claudio, serenamente.
    Lei sicuramente non cambierà idea e nemmeno io, ma penso che parlarsi sia comunque importante.
    Torni quando crede.

  10. claudio says:

    Stimabile Dott. Giannino,
    mi ritrovo a risponderle a questo post su un sito che non conoscevo neanche, portatore di idee politiche, culturali e sociali molto differenti dai miei, direi quasi agli antipodi. Mi sento un ospite sgradito e sicuramente non atteso, ma direi che la cosa é emblematica. Molte persone in italia sono stanche delle teorie massimaliste ma non si ritrovano neppure nell’iperliberalismo che lei incarna, nonostante cio` é indubbio che il secolo dei lumi non é ancora spento, o perlomeno lo speriamo tutti e che la barbarie della demagogia e dell’approssimazione si allontani da noi in questi tempi di crisi, ecomica ma soprattutto di valori, di ideali nei quali riconoscerci come nazione e come popolo.
    E che quindi non le si possa che riconoscere una indubbia onesta` intelletuale, una profonda conoscenza delle dinamiche economiche, e perché no, anche un meditato e radicato impegno nel volontariato.
    E quindi sia speranzoso, ha l’ appoggio anche di persone come me, che seppur minoranza nel magmatico mondo sinistroide, conservano pur sempre um minimo di raziocinio e di coscienza intellettuale, che non potranno mai disconoscere i suoi meriti nonostanta la sua voce ci sia arrivata flebile durante questi ultimi diciotto anni di follie liberiste a parole ma piu’ socialiste di qualsiasi governo labour. Mi permetta di sorridere e le auguro di vincere la sua naturale ritrosia all’impegno in prima persona. Si candidi, e si circondi di persone coerenti con il suo programma e non di petroni griffi di turno!

  11. angelo41 says:

    Caro Giannino, la seguo sempre su Radio 24 e condivido in toto le esternazioni, spesso gridate, sullo Stato ladro.
    Viviamo, purtroppo, in una società dove non esiste certezza del diritto e l’anarchia e la prevaricazione incombono possenti.
    Dalla semplice multa inflitta al cittadino, fino alle considerazioni sulla spesa pubblica, per non citare la famigerata Equitalia, è un florilegio di abusi ed illegalità palesi, cui una magistratura disastrata ed incapace non mette rimedio. Plaudo a qualsiasi iniziativa vuol porre in atto per creare un movimento di opinione.
    Cordialmente Angelo Libranti

  12. davide says:

    Caro Oscar, anche a me sembra il momento di coagulare le idee intorno a qualcosa di riconoscibile e “altro”.
    La mia stima nei tuoi confronti è data da sempre nella capacità di avvalorare le tue tesi con dati semplici e inoppugnabili, cosa rara ai nostri giorni.
    Un punto mi sta a cuore e non perchè il pubblico impiego sia il male assoluto, ma perchè in tanti anni ho toccato con mano la sua inefficienza e la sua arroganza.
    Ci sarà un movimento, un’associazione, una lega, o un circolo dell’uncinetto pronto a proporre un programma in cui il posto pubblico sia di fatti equiparato a quello privato? Anzi, aggiungo che l’impiego nell’amministrazione pubblica dovrebbe avere norme più restrittive riguardo ai valori dell’efficienza pena l’esclusione dalla stessa con danni a suo carico.
    Finchè dall’amministrazione pubblica non c’è possibilità d’uscita se non dopo aver compiuto sfaceli degni di Cacasenno, in Italia saremo sempre al tempo del “si dovrebbe fare”.
    Ci sarà un’entità pronta a gridare che bisogna buttare fuori a calci nel sedere i finti ricercatori dalle università o il proliferare dei dottorati di ricerca che nulla hanno a che fare con la ricerca?
    Questi esempi sono solo alcuni, sicuramente impopolari e invisi a molti ma che nascondono una reale necessità. In questa nostra nazione con una cancrena lunga un ventennio e che di ventennio in ventennio spera in una nuova rinascita. Non ci rimane che sperare nei volenterosi e non nei migliori, dato che un fuoriclasse all’orizzonte non ne vedo.
    Quindi accolgo in toto quanto da te scritto.

    cordialmente

  13. egidio says:

    Caro Oscar, ti rispondo direttamente senza giri di parole, bisogna scendere in campo come dici tu intorno ai valori che condividiamo, persone nuove e non ma che siano state coerenti e credibili.
    Uomini convinti che i diritti sono il frutto dell’adempimento dei doveri,che è possibile estirpare la corruzione dalla pubblica amministrazione,che lo stato è al servizio dei cittadini e non dei suoi apparati.

    Partecipare in prima persona pronti a dare il proprio contributo.

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