Idee monti (1)

24/05/2012

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Meglio il rigor Montis


di Gianluca Sadun Bordoni – Se si azzarda l’incrocio tra i dati delle elezioni amministrative e i sondaggi che ora imperversano, il risultato è sbalorditivo. La geografia politica italiana del dopoguerra è sconvolta, in modo che parrebbe più radicale del cambiamento seguito al crollo della Prima Repubblica.

Alla sinistra del Partito Democratico si sta costituendo un’area che, secondo i sondaggi, supererebbe il 30% (dall’Idv, a Sel, al Movimento 5 stelle), nulla avendo a che fare con la vecchia sinistra post-comunista. E’ vero che essa calamita consensi trasversali, specie nel caso dei grillini, ma nel complesso essa sembra riscuotere il favore dell’elettorato, dei giornali e dei movimenti di sinistra. Non diceva del resto D’Alema che la Lega è una costola della sinistra?

Sull’altro fronte, il centro-destra  sta implodendo. Il Pdl sarebbe ora il terzo partito e i cosiddetti moderati italiani sono in cerca di autore, per la seconda volta dal dopoguerra. Con la differenza che oggi l’unico Berlusconi all’orizzonte è…Berlusconi stesso, però invecchiato e screditato.

E’ chiaro che tale sconvolgimento è l’effetto congiunto dell’autocommissariamento della politica, con l’insediamento di un governo tecnico per fronteggiare la crisi, e degli scandali relativi ai partiti. La devastante impressione ricavata dai cittadini è evidentemente che i partiti, oltre che rubare, non sappiano fare nulla, non trovando di meglio, di fronte alle difficoltà, che passare la mano a qualcun altro, che gli levi le castagne dal fuoco.

E tuttavia le ragioni che indussero, nel novembre del 2011, alla formazione del governo Monti, sono destinate ad apparire sempre più forti, di fronte alla possibilità che la crisi europea si aggravi, qualora la Grecia dovesse malauguratamente uscire dall’euro.

Sulle macerie della repubblica, su cui tornano immancabili ed inquietanti attentati sanguinosi, si delinea dunque un campo di battaglia dominato dal contrasto tra la fredda logica delle misure ‘tecniche’, necessarie per arginare la crisi europea, ma prive di legittimazione popolare e il vento dell’antipolitica, alimentato da un consenso crescente, nutrito di comprensibile risentimento, orientato verso un’opposizione frontale alla linea del rigore, fino all’estremo di proporre una fuoriuscita dall’euro.

Certo la ‘politica’ tradizionale, imperniata sui partiti, rischia di essere stritolata in questa morsa, che la schiaccia da due versanti opposti ma convergenti, creando un pericoloso vuoto tra cittadini e istituzioni. In tale scenario, le residue forze politiche ragionevoli dovrebbero avere il coraggio di dire ai cittadini che qualunque posizione intenda allontanare l’Italia dalla linea del rigore, seguita dal governo Monti, riporta il paese verso il baratro in cui la stava conducendo Berlusconi. Tra il Rigor Montis e l’antipolitica non si può che scegliere il primo. Il rinnovamento della politica, il superamento della Seconda Repubblica, che è certo ineludibile, non può cavalcare il populismo trasversale che si sta affermando e deve mirare ad una transizione equilibrata verso un nuovo assetto politico e istituzionale. Come si potrà costruire una nuova offerta politica, che si ponga nel solco dell’azione di risanamento del governo Monti, è il grande problema con cui anche i superstiti del Terzo Polo dovranno misurarsi.

Senza dimenticare, per concludere, che il primo atto del prossimo Parlamento dovrà essere l’elezione del Capo dello Stato. Una scelta, di questi tempi, che dovrà anch’essa improntarsi alla ricerca del più grande rigore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Articolo di

Vincenzo Coppola


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