Costruiamo un’Italia dei diritti nuova, ma dove ci siano prima i doveri
di Fabio Liottino –
Le frane ideologiche. Quel che è accaduto alla politica è sotto gli occhi di tutto, è stata travolta poi stravolta e infine commissariata da Mario Monti ed il suo team di esperti, per salvare questo Paese. La politica c’è, e c’è stata scegliendo di rinunciare al suo primato, ed affidando a terzi la possibilità di governare l’Italia a un passo dal default, e la politica ha ribadito il suo primato con la grande coalizione di unità nazionale che oggi vede affiancare e supportare il governo Monti.
Sembra strano, eppure sono passati solo pochi mesi dai talk show e dai telegiornali delle urla e degli scandali, ed oggi abbiamo la fortuna di assistere a contrapposizioni costruttive anche nella stessa maggioranza di governo. Le contrapposizioni maggiori si avvertono e si consumano sui temi in cui le ideologie di quella che era la politica passata sono molto forti, come l’articolo 18 e le coppie di fatto. Perché sono dei temi “cavalli di battaglia” su cui i poli si sono sempre contrapposti, da un lato la sinistra contraria all’abrogazione dell’articolo 18 e favorevole alle coppie di fatto, e dall’altro la destra contraria alla possibilità di riconoscimento delle coppie di fatto e invece favorevole, da sempre, all’abrogazione dell’articolo 18. Ed è assurdo tutto ciò, perché vuol dire che i due grandi partiti che dovevano essere e che alla fine non sono stati, neppure questa volta hanno la capacità di fare quel salto e quella svolta che li renda davvero dei partiti di riferimento per la rinascita di un modello Paese differente.
Mi chiedo come un partito, che siede in Parlamento, possa ancorarsi e scudarsi ancora sulle posizioni di un sindacato ormai anacronistico ed incapace di cogliere quelle che sono le esigenze vere dei lavoratori. La riforma del lavoro proposta, cui ho dato dagli spunti dei giornali un’occhiata approfondita, non è un punto di arrivo ma di partenza e l’abrogazione dell’articolo 18 è soltanto uno degli aspetti di questa riforma il cui fine primario e ultimo è quello di creare occupazione e non di licenziare, di tutelare e non di abbandonare, di far crescere un Paese e non di buttarlo nello sconforto. Bloccare le riflessioni sulle ideologie piuttosto che aprirle a ciò che fa bene e o male al Paese è terrificante ed in parte dimostra, per quanto mi riguarda, il perché siamo arrivati ad un passo dalla Grecia e dal default. L’Italia è il Paese in cui 20 anni di non politica hanno fatto in modo che si sia divenuti dimora di ogni forma di tutela, dove esistono prima i diritti e poi i doveri. Il mercato del lavoro deve essere un mercato profondamente libero che certamente deve tutelare il lavoratore ma deve tutelare anche l’attività di impresa, come riconosciuta a livello costituzionale. Mai un datore di lavoro, in condizioni non patologiche per la sua azienda, licenzierebbe un lavoratore onesto e che si prodiga nella sua prestazione al fine di costruire produttività per il suo datore di lavoro ed indirettamente per lui. Perché la redditività dell’impresa altro non è che la garanzia del perdurare del rapporto di lavoro ed ha addirittura delle esternalità positive, poiché al crescere della redditività l’impresa sarà protesa ad assumere ancora e così creare altra occupazione. Il lavoratore, è acclarato, non è una merce ma un essere umano e come tale va riconosciuto e trattato, ma il lavoro non è un diritto assoluto che spetta in qualsiasi condizione e nonostante qualsiasi cosa possa accadere. Oggi le imprese evitano di assumere anche nel caso in cui dovessero averne l’esigenza perché assumere anche solo un lavoratore potrebbe comportare vincoli che altro non sono per l’imprenditore che dei freni e delle limitazioni.
Non è assolutamente una casualità che io stia parlando nello stesso intervento di articolo 18 e coppie di fatto senza approfondire nel merito i due argomenti ma focalizzandomi sul particolare modo che hanno le ideologie a fermare la voglia di fare e di costruire da parte di questo Governo. Perché in questo complesso ragionamento vi è una presenza di due pilastri cardine dell’Italia, intesa come Nazione libera e indipendente, la Chiesa ed il Sindacato.
L’evoluzione della nostra Italia avuta anche in pochi mesi che nel confronto con solo 10 anni fa è più che evidente, fa avvertire quanto oggi siano maturi per il riconoscimento delle coppie di fatto, di qualsiasi colore, religione o preferenze sessuali. Con obiettività dobbiamo sganciarci dall’essere supinamente sottoposti alla Chiesa, e guardare a un Paese che avanza e che ha l’esigenza che l’aspetto normativo per una volta provi a tenere il passo della società che vuole regolare. Il diritto regola i rapporti all’interno di una comunità, sia essa una Nazione o anche solo una Tribù, ma al fine di svolgere la funzione “regolatrice” il diritto deve conoscere la realtà e conoscendola in parte assecondarla ed in parte smussarla.
Riconoscere le coppie di fatto nel nostro Ordinamento non significa assolutamente sancire e dare lo stesso valore del matrimonio a questa forma di unione, che potrebbe avvenire anche tra persone dello stesso sesso, ma garantire loro dei diritti minimi che un Paese che si ritiene civile non può negare. E’ quindi in qualche modo una forma di riconoscimento per i diritti che le coppie di fatto devono vedere riconosciuti. Diritti ma non soltanto diritti e neppure diritti assoluti. Il riferimento è sicuramente ad alcune espressioni che ho sentito direttamente e tramite i media da parte delle associazioni a tutela degli individui non eterosessuali.
In maniera assurda delle volte rifletto su come molto spesso un uomo e una donna sposati, fidanzati o che semplicemente vivono una passione, si limitino nelle loro manifestazioni d’affetto in pubblico. Ed invece neppure qualche giorno fa c’era chi in tv parlava del diritto di un uomo di baciare il proprio fidanzato o di una donna di baciare la propria fidanzata nella piazza della propria città o semplicemente in metro. Io penso che queste persone, non chi non è eterosessuale ma gli individui che delle volte si pongono a base di certi movimenti, rappresentino il motivo essenziale per cui molto spesso le cose più semplici diventano impossibili terribilmente impossibili. Il buon senso prima di tutto.
Costruiamo un’Italia dei diritti nuova, ma iniziamo anche a pensare che per pretendere dei diritti, giusti che siano, dobbiamo adempiere a dei doveri, primo su tutto il dovere del senso civico, del rispetto per il prossimo e dell’amore per il nostro Paese.
Un Paese che si sta evolvendo e sta piacevolmente crescendo in questi mesi, come non ha fatto negli ultimi 10 anni. Oggi si risveglia con la forte probabilità del venir meno delle tutele previste dall’articolo 18 e con la paventata possibilità che le coppie di fatto vengano finalmente ricosciute. Senza qualunquismo e tifi da stadio, mettendo da parte le ideologie che molto spesso frenano il motore dello sviluppo ma con l’amore per il proprio Paese.

Potrei essere anche ridicolo, io ho messo la mia faccia il mio nome e il mio cognome.
Se e quando vuole la attendo su Facebook o di persona per capirci e spiegarci, magari dinanzi un fumante caffè.
Già, perché non è possibile essere indignato per quello che vedo e sopporto. Ci devono essere per forza ragioni ignobili: un mercimonio tra un politico e un cliente, tra un poveretto e un venditore di fumo, tra un accattone e un mentitore abituale! Lui non pensa di averne bisogno, perché ha le sue ‘aziende familiari’ e il ‘suo’ lavoro, per cui ci offre a-gratis i suoi preziosi grani di saggezza, le sue tavole dei doveri… Ma lo capisci quanto sei ridicolo? Io non ho MAI avuto bisogno di NESSUNO e ho persino pagato le tasse, tutte, senza nemmeno ritardi, così i politicanti coi quali ti strusci per vanità e per ambizione io li guardo col disprezzo legittimo che deve avere UN UOMO LIBERO che sa quanto fanno schifo, quanto sono volgari e stomachevoli, rapaci e DANNOSI!
Non sono un politico e alla politica ho soltanto dato fino ad oggi senza lamentarmi. Mentre i miei amici andavano a giocare a calcetto delle volte io andavo ad attaccare i manifesti o a distribuire i santini… oggi grazie al web qualcosa è più facile ma il mio impegno permane. La invito a fare un controllo sul sottoscritto e le sue aziende di famiglia, in oltre 20 anni non un euro pubblico ricevuto tasse pagate ogni anno al più con qualche mese di ritardo. Eppure sono convinto che la sua rabbia è frutto di qualche politico che le ha promesso un piacere e poi l’ha lasciata a terra..
Ma a chi le fai le lezioncine, tu che hai ‘le aziende di famiglia’ e vivi del ‘tuo’ lavoro (sì perché nelle ‘tue’ aziende lavori da solo!), tu che non fai parte della casta e non hai mai chiesto piaceri alla casta? Le fai a chi ha subito e subisce lo sfacelo di questa dirigente di malfattori e di parassiti e che è chiamata a pagare il prezzo del loro sgoverno, invece di mettere i tuoi complici davanti alle sue responsabilità storiche! Gente che bivacca in parlamento e nei luoghi del potere da tempo immemorabile, sempre con le stesse facce – anche se cambiano casacca a convenienza – e i suoi privilegi inattacabili. Io non ho il dovere di pagare le tasse per poter fare parte della Polis (ma come parla bene!), ma per fare vivere nel lusso e negli sprechi i parassiti e i delinquenti!
Signor Renzino (?)
ho la fortuna di vivere di lavoro mio da quando avevo 14 anni (ergo 14 anni di lavoro già…) nelle aziende di famiglia e del lavoro appunto della mia famiglia.
Non ho mai chiesto nulla alla politica nè tantomeno ho l’ambizione di essere un facente parte della “casta”.
Pagare le tasse che le piaccia o meno è un dovere per far parte della polis, in modo tale che possa crescere e costruirsi un Paese nuovo, moderno e competitivo.
A coloro che, come Lei, mi dicono e mi parlano della Casta rispondo spesso dicendo: la Casta esiste perchè sei tu il primo che anche solo per una autorizzazione sei andato a chiedere un piacere alla Casta.
Non mi parli di pudore.
In questo pezzo c’è scritto che anche in Italia tutto è possibile ma non dimentichiamoci di lavorare per questo Paese, di sacrificarci perchè nulla cade dal cielo.
Se vuole l’attendo su Facebook.
Saluti.
I doveri di chi? Finora ho sentito solo doveri: lavorare, pagare tasse, rompermi il culo. E questo cretino, che cerca di far parte della casta e di succhiare prebende e lussi, mi viene pure a raccontare dei doveri. Ma ce l’avete, disgraziati, un po’ di pudore? Vai a lavorare, parassita!