Rendere pubblici i nomi della trattativa, che condannò a morte Paolo Borsellino
di Fabio Granata – Oggi vengono rese note le motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Firenze ha condannato all’ergastolo, il 5 ottobre 2011, il boss del Brancaccio Francesco Tagliavia, nel processo per le stragi mafiose del 1993-94. Finalmente si dice chiaramente che la trattativa tra Cosa Nostra e Istituzioni ci fu e che, come riporta la sentenza, ‘indubbiamente ci fu e venne quantomeno inizialmente impostata su un do ut des.L’iniziativa fu assunta da rappresentanti dello Stato e non dagli uomini di mafia‘. Un grande passo avanti della Magistratura che ci dà l’opportunità di riaprire il dibattito in Parlamento e di trovare la verità sui nomi di coloro i quali tradirono Paolo Borsellino. Non possiamo più nascondere quello che avvenne e per il bene dell’Italia dobbiamo andare a fondo e svelare i ricatti e i condizionamenti che gravano da troppo tempo sulla vita democratica e sulla politica italiana.

Ritengo che sia giusto rendere noto i nomi delle persone istituzionali (rappresentanti dello stato) che hanno trattato con i mafiosi, ritengo che gli stessi, oggi, non dovrebbero ricoprire ruoli istituzionali (chi combatte la criminalità deve lottare per gerantire il rispetto della legalità) e sopraattutto ritengo, che dovrebbero essere giudicati e condannati in quanto responsabili di indubbi compromessi a tutela della crimine.
Non riesco a pensare come tutto questo sia potuto accadere e come chi si vuleva opporre ha pagato con la propria vita.
ormai sono rientrati nel recinto di Berlusconi.. magari con un po’ (poco) di potere in più, ma la spinta riformatrice, ammesso che sia mai stata sincera, è morta e sepolta.
D’accordissimo. Non dimenticate, però, quano chiesto a gran voce dopo la rottura. Riforma legge elettorale e legge anticorruzione, altrimenti, solo nominare personaggi come Falcone e Borsellino è un oltraggio.