Borse: apertura in positivo per le piazze europee ma sale ancora lo Spread (530 punti)
Dopo la giornata di ieri aprono in rialzo le borse europee. Milano sale a +0,76%, Parigi a +0,8%, Londra lo 0,2% e Francoforte lo 0,3%. Gli investitori italiani e non attendono novità dal versante Unicredit che – dopo i due giorni terribili seguiti all’annuncio di uno sconto del 43% sulla ricapitalizzazione – è crollata del 5,8% ed è stata messa in asta di volatilità.
Nonostante tutto lo spread tra i titoli decennali italiani e tedeschi, dopo aver superato ieri i 520 punti, è già salito a 527.
Non sono in programma per oggi aste di rilievo sul mercato obbligazionario, C’è comunque attesa sugli sviluppi del vertice tra il presidente del Consiglio Mario Monti e il presidente francese Nicolas Sarkozy a Parigi, oltre a una raffica di dati macro.
Segnali positivi arrivano da Wall Street. Dopo le operazioni di compensazione, il Dow Jones ha chiuso in ribasso di 2,72 punti, lo 0,02%, a quota 12.415,70, mentre il Nasdaq ha guadagnato lo 0,81%, 21,50 punti, a quota 2.669,86 E lo S&P 500 ha aggiunto 3,76 punti, lo 0,29%, a quota 1.281,06.
In Asia l‘indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso dell’1,16%, cedendo 98,36 punti e attestandosi a 8.390,35 punti, scontando i timori degli investitori sulla crisi dei debiti sovrani europei e la debolezza dell’euro. Hong Kong perde l’1,14, Shanghai guadagna lo 0,70% e Seul perde l’1,11%.





C’è comunque attesa sugli sviluppi del vertice tra il presidente del Consiglio Mario Monti e il presidente francese Nicolas Sarkozy a Parigi, oltre a una raffica di dati macro.
Monti ieri pomeriggio è volato a Bruxelles dove sono in corso le trattative per tradurre in termini giuridici l’accordo sulle regole di bilancio siglato da 26 paesi il 9 dicembre scorso. L’articolo 4 di questo accordo stabilisce che i Paesi con una percentuale di indebitamento superiore al 60% del Pil dovranno ridurre ogni anno di un ventesimo l’extradebito (cioè la differenza tra lo stock di partenza e la soglia del 60%). Per un Paese come l’Italia (debito al 120%) la norma imporrebbe manovre di almeno 40 miliardi di euro all’anno solo per mettersi al passo con i parametri (Corriere della sera).
Nel precedente trattato “Six pack” entrato in vigore il 13 dicembre, il precedente ministro dell’Economia Tremonti sull’analoga norma aveva ottenuto due correttivi: a) il calcolo del debito deve prevedere altri fattori come il risparmio privato dei Paesi. b) la norma sarebbe entrata in vigore dal 2014.
Adesso la patata bollente di questo nuovo accordo la cui bozza è stata sottoscritta anche da Monti il 9 dicembre, è nelle mani del premier.
Cosa riuscirà a portare a casa?
Manovre di 40 miliardi di euro l’anno fino a che il debito non si riduce al 60% del Pil rappresenteranno cavoli amari per qualsiasi governo del paese.
Però, se Monti ha voluto ed ottenuto la bicicletta senza pagare il dazio di elezioni, ora pedali.