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7/06/2011

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Quando la Meloni era Giorgia, militante pro referendum

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Non voterò i referendum. L’astensione è un diritto come il voto”. Lo ha detto Giorgia Meloni, Ministro della Gioventu’, in una lunga intervista pubblicata sul numero di giugno del mensile free press Pocket, diretto da Daniele Quinzi.

Spiace vedere l’ex finiana, ex leader dei giovani di destra voluta da Fini alle più alte cariche dello Stato, cosa mai accaduta nella storia politica del nostro Paese, che, ormai veterana della stanza dei bottoni, difende il Cavaliere per difendere la sua poltrona, anche a costo di tradire, ancora una volta, la sua storia personale e politica. Ormai la Meloni è una cosa ben diversa da Giorgia.

La ricordiamo militante invocare la partecipazione dei giovani alla vita politica del Paese. Si preoccupava dei dati dei giovani e di come votavano alle politiche.

Al Referendum del 25 e 26 giugno 2006 asseriva, da Vice presidente della Camera dei Deputati e Presidente nazionale di Azione Giovani, che “Disertare le urne vorrebbe dire perdere una grande occasione per migliorare il nostro futuro”. Addirittura propose il Comitato “I Giovani votano Si” e lo slogan “Meno poltrone più Italia” (vedi locandina ufficiale della direzione nazionale di Azione Giovani). Oggi, con un destino che si prende gioco di lei, è costretta a fare il contrario: invita, addirittura da Ministro dei giovani, i giovani a non votare per salvare la poltrona, la sua, probabilmente, non solo quella di Berlusconi.

Per questo preferiamo seguire la lezione del Capo dello Stato: “sono un elettore che fa sempre il proprio dovere”. I giovani seguano l’esempio di  Giorgio Napolitano e non quello di chi ha smesso di essere il loro punto di riferimento istituzionale.


Articolo di

Giuseppe Tatarella


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