Mercoledì, 08 settembre 2010

Se Silvio se ne frega dell’Italia

di Salvatore Tatarella

Dove ci porterà l’ira funesta del Cavaliere? Alle elezioni anticipate o, almeno, questo è il suo obiettivo. A nulla è servito anche l’ultimo gesto distensivo di Gianfranco Fini, con l’intervista all’intelligente e moderato Giuliano Ferrara, che, in questi mesi, ha sempre consigliato a Silvio Berlusconi di trovare un’intesa con il Presidente della Camera.
Cosa pensasse Fini del Pdl lo si sapeva sin dal suo discorso al congresso fondativo del partito. Quell’intervento fu il più condiviso e il più applaudito di tutto il congresso. Applaudì e condivise anche il Cavaliere. Solo che, poi, al Pdl ha impresso un’altra strada assai diversa.
Quando Fini ha invitato Silvio Berlusconi a una maggiore fedeltà e coerenza rispetto ai principi fondanti del Pdl, che sono gli stessi del Partito popolare europeo, è scoppiato il finimondo. Libero, il Giornale e tutti gli ultras che affollano la corte del Cavaliere di Arcore hanno cominciato il tiro a bersaglio contro il Presidente della Camera. Ora, si può parteggiare per l’uno o per l’altro dei due contendenti, ma almeno si deve dare atto a Fini di aver sollevato solo questioni politiche, mentre non la stessa cosa si può dire della lunga e martellante campagna dei due quotidiani berlusconiani, tesa solo a denigrare, delegittimare e demolire il Presidente della Camera. E a Fini va anche dato atto di aver sempre mantenuto un profilo alto e di non essere mai sceso sullo stesso piano, nonostante le continue e, a volte, volgari provocazioni delle quali è stato vittima.
Cosa succederà ora? Non ho certezze, ma da quello che leggo e da quello che penso deduco che il Cavaliere non si fermerà. Tenterà il tutto per tutto, come ha sempre fatto nei momenti di svolta. Drammatizzerà lo scontro, alzerà il tiro, invocherà il plebiscito, o con me o contro di me. Questa la sua road map.
A costo di sollevare nuovi e preoccupati interrogativi in tutti i partiti gemelli aderenti al Ppe, Silvio Berlusconi espellerà dal Pdl Gianfranco Fini per divergenza di opinioni. C’è un solo precedente simile in Italia e riguarda il gruppo del Manifesto, ma quelli stavano nel Pci e non in un partito sedicente democratico e aderente al Ppe. Con una incerta maggioranza resisterà al governo, senza governare, per qualche mese ancora. A gennaio si presenterà dimissionario al Capo dello Stato, invocando nuove elezioni. Si voterebbe a marzo e, naturalmente, il Cavaliere pensa di vincere ancora. Anche senza Fini e imbarcando, magari, Pierferdinando Casini.
Se questo è il disegno del Cavaliere, è triste osservare come a Silvio Berlusconi interessi poco di portare il paese alle elezioni, nonostante la grave crisi economica e finanziaria che ha investito l’Italia e l’intero pianeta. E’ il segno di una preoccupante e grave irresponsabilità, che ha avuto una significativa avvisaglia nella mancata nomina del Ministro dello sviluppo economico.
A Berlusconi interessa poco anche del Pdl che, con l’insana e aberrante espulsione di uno dei suoi due cofondatori, di fatto è come se venisse sciolto, ritornando ad essere poco più della vecchia Forza Italia, partito e feudo personale del solo Cavaliere.
Non tramonterà, però, il sogno e la speranza di un grande partito liberale, moderno, plurale, democratico, partecipato, europeo e popolare. Non sappiamo sotto quali insegne esso si realizzerà, ma è certo che una idea tanto grande non potrà mai essere espulsa o bloccata dalla miserabile e burocratica deliberazione di qualche compiacente e interessato cortigiano.

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