Venerdì, 03 settembre 2010

Digital divide: l’Italia non resti indietro

di Rachele Zinzocchi

Torniamo un’ultima volta sulla questione discussa in questi giorni del digital divide: se è vero infatti che Generazione Italia cerca sempre di rispondere agli appelli della Rete, altrettanto la Rete risponde agli appelli che qui lanciamo, come già mostrato ieri. Così anche oggi condividiamo con voi la notizia di un progetto comunicatoci da Alberto Bressan, consigliere comunale Pdl a Schio (Vicenza): sulla scia dell’idea del direttore di Wired Italia Riccardo Luna e di cui ho parlato due giorni fa – inserire Internet nella Costituzione – Bressan sta pensando di fare lo stesso per lo Statuto del suo Comune. 40.000 persone che, grazie a un dialogo generatosi sul web, potrebbero veder divenire realtà il “sogno” di una Rete libera per tutti, di «Libera Rete in Libero Stato». O, almeno, «in libera città».
Ci auguriamo davvero che il progetto si concretizzi. Anche perché, come ci ha prontamente ricordato @luciocincinnato via Twitter, l’Europa finalmente si muove. Secondo una relazione sulla competitività digitale della Commissione europea, «gli investimenti nell’economia digitale sono la chiave per la prosperità futura dell’Europa». Neelie Kroes, commissaria responsabile per l’Agenda digitale, ha detto: «L’economia digitale dell’Europa è fondamentale per la crescita economica e la prosperità. Oggi […] internet ad alta velocità sta rivoluzionando la nostra vita così come lo hanno fatto oltre un secolo fa la diffusione dell’elettricità e lo sviluppo delle reti di trasporto. Dobbiamo in ogni caso puntare su un maggiore sviluppo di internet per offrire a tutti i cittadini i benefici dell’economia digitale». Si sta iniziando a capire che l’economia digitale coinvolge tutti i settori del sistema economico e produttivo globale. Negli ultimi tre lustri la produttività in Europa è aumentata del 50% proprio «grazie alle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni» e ben 6 europei su 10 fanno usano ormai comunemente la Rete. Ma se sull’economia digitale si vuole puntare, la struttura dev’esser libera da ostacoli: con servizi a banda larga, per un accesso immediato e rapido con incremento della produttività del cittadino stesso, del citizen-netizen, per sé e per il suo Paese.
La Commissione europea dovrebbe iniziare a porre in atto strategie specifiche. Ci auguriamo che l’Italia non resti indietro: se l’Europa si muove, l’America non sta a guardare. Proprio da poco ha varato una nuova iniziativa: un altro piccolo passo nella Rivoluzione del dialogo tra web e cittadino. Ne parleremo domani.

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