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27/04/2010

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Generare classe dirigente per superare la crisi

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“Se viene a mancare la speranza di un’ascesa sociale si crea una società seduta, intimidita, che perde la convinzione di poter vincere le sfide”. L’essenza del discorso del Presidente della Camera Gianfranco Fini, intervenuto lo scorso 28 aprile alla presentazione del quarto rapporto “Generare classe dirigente” stilato dall’università Luiss e da Fondirigenti, è tutta racchiusa in questa frase. L’obiettivo dell’incontro, infatti, è stato quello di tracciare delle strategie capaci di affrontare il dopo – crisi in maniera seria e responsabile, ripartendo da quel capitale umano e sociale rappresentato dalle giovani generazioni.

Se è vero che il peggio è passato, è altrettanto vero che nessuno può sentirsi al riparo dall’onda lunga della crisi. Come agire allora? Innanzitutto puntando sull’innovazione e la ricerca, sottolineando l’importanza di sviluppare, accanto alle classiche competenze, quei “soft skills” oggi tanto richiesti dalle imprese. Non solo preparazione e formazione accademica dunque, ma anche energia, affidabilità, impegno e creatività: un mix tra tutti questi fattori è essenziale per un Paese che si prepara ad affrontare le sfide del domani, ma che nell’immediato non può permettersi di fare passi falsi. Il rischio sarebbe quello di restare tagliati fuori da un processo di cambiamento che non consente esitazioni o incertezze. Solo se verranno attuati mutamenti strutturali del sistema, potrà essere assicurata la fiducia tra il vertice e la base. In senso contrario, il Paese sarà condannato ad affrontare i problemi “guardando dallo specchietto retrovisore”, rivolgendosi costantemente ad un passato fatto di ascensori sociali bloccati e privilegi congelati. Per ovviare a questo pericolo, è lo stesso Presidente Fini ad avanzare qualche proposta: introduzione di criteri certi di meritocrazia nella selezione per la pubblica amministrazione, prendendo esempio dal caso francese e incentivi a quelle imprese meridionali che assumono giovani specializzati provenienti dalle università del luogo. Tutto questo perché – ha ribadito Fini – “quel che manca al nostro Sud è la possibilità che le eccellenze vengano occupate in quel territorio”.


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